I capolavori della Galleria Borghese
Splendido esempio di villa principesca romana del Seicento che si consegna ancora oggi al visitatore come «teatro dell’universo» di Francesca Romana Cicero
La Galleria Borghese, splendido esempio di villa principesca romana del Seicento, con una perfetta consonanza tra giardino ed edificio, si consegna ancora oggi al visitatore come «teatro dell’universo, compendio delle meraviglie e vaghezza dello sguardo umano». Al suo interno, nelle sale riccamente decorate impreziosite da marmi pregiati, le cui venature e colori ben si sposano con gli stucchi, le cornici dorate lignee o di bronzo, capolavori della pittura e scultura attestano la creatività geniale e la maestria dello stile italiano.
Tra fregi e decorazioni, volte affrescate che s’ispirano alle opere ospitate nelle sale, dove elementi propri della sensibilità barocca si fondono con quelli risalenti all’età romana e greca, la scultura che affascina maggiormente il visitatore e che ormai, nell’immaginario collettivo, è stata assunta quasi naturalmente come l’immagine stessa della Galleria, è la splendida «Paolina Borghese» del Canova. Eseguita per seimila scudi, nonostante sia impossibile restituirle la cera rosa che la ricopriva, «Paolina Borghese», sorella di Napoleone, incarna l’essenza stessa della grazia e femminilità: morbidamente distesa su un lettino che ricorda il triclinio romano, racchiude nella mano sinistra il simbolo di tanta bellezza, ovvero il pomo che Paride donò a Venere.
Straordinarie anche nella loro plasticità e spazialità in movimento le sculture giovanili del Bernini, l’architetto, scultore, pittore e scenografo che, con la sua tecnica e il suo genio teso ad oltrepassare i limiti del reale, ha fatto di Roma una «città immaginaria realizzata». Nella Galleria sono presenti i gruppi scultorei di Enea ed Anchise”, eseguito per il Cardinale Scipione Borghese con chiaro intento celebrativo (Enea è il fondatore di Roma, sede dell’impero e del papato), e il “Ratto di Proserpina”, finemente lavorato con effetti pittorici e chiaroscurali miranti a rappresentare l’azione nel suo svolgersi. Si tratta di due gruppi scultorei ancora legati ad un certo virtuosismo manieristico, interamente superato nel «David», nel quale rispetto ai precedenti esempi offerti da Donatello e Michelangelo, prevale l’intento psicologico, intuibile nella bocca serrata per lo sforzo e dalla rotazione del busto, e nell’«Apollo e Dafne» colti nel momento in cui la ninfa raggiunta dal dio si trasforma in alloro, con i piedi che sembrano scivolare sulla roccia e il mantello del dio ancora gonfio per la corsa.
Il piano superiore della Galleria ospita capolavori pittorici non meno celebri, espressione unica della concezione dell’arte come contemplazione della bellezza e dell’ordine del creato, della rivelazione o dell’inquieta ricerca dell’anima, del mito e della realtà. In esposizione tre opere che risalgono all’attività giovanile di Raffaello, «Ritratto d’uomo», «Ritratto di giovane donna con unicorno» e la «Deposizione», l’«Amor Sacro e Profano» di Tiziano Vecellio, il «Fanciullo con frutta», la «Madonna della serpe» e il «Bacchino malato» di Caravaggio, la «Danae» del Correggio, visitata da Giove sotto forma di nuvola dorata, la «Deposizione» di Dossi etc.
Poesia nella verosimiglianza, dunque, e/o immaginazione. Alla Galleria Borghese tutto concorre alla tecnica di persuasione più grande: l’arte.
Galleria e Museo Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5. Prenotazione obbligatoria. Prenotazioni e info per singoli (e gruppi fino a 10 persone) tel. 06/32810, per gruppi (superiori a 10 persone) 06/32651329. I turni di visita (primo turno alle ore 9,00, ultimo alle ore 17) sono consentiti per due ore al massimo. Il biglietto della Galleria non comprende la visita ai depositi. Chiuso il lunedì.
31 gennaio 2006