I disegni preparatori della Sistina
Alla biblioteca della Camera dei Deputati in mostra, fino al 7 dicembre, 26 bozzetti che “raccontano” la tormentata energia spirituale di un giovane Michelangelo che non considerava «sua professione» la pittura di Francesca Romana Cicero
A 500 anni dal completamento degli affreschi della volta della Cappella Sistina, la mostra “Michelangelo e la Cappella Sistina nei disegni autografi della Casa Buonarroti”, alla biblioteca della Camera dei Deputati, ne celebra la fase progettuale. Nella semioscurità dell’ambiente ospitante – necessaria per preservare capolavori raramente esposti proprio per ragioni cautelative di conservazione – l’osservatore, non senza una certa emozione, s’accosta a quei disegni (26, di cui 12 autografi) che in pochi tratti ci raccontano quella misteriosa, tormentata energia spirituale, che prorompe prepotentemente dal genio michelangiolesco in tutta la sua sorprendente attualità. Un’energia che unisce, in modo sublime, cielo e terra.
Correzioni, ripensamenti del grande maestro sono fruibili grazie anche all’accostamento nell’apparato didattico dell’ingrandimento del dettaglio abbozzato collocato opportunamente nella riproduzione completa dell’opera. E così scorrono davanti agli occhi del visitatore, spesso straniero, il particolare del braccio di Adamo nella cacciata dal Paradiso (lo stesso braccio della raffigurazione di Noè nella sua ubriachezza); il profeta Daniele, elementi architettonici e alcuni nudi. Particolari che rimandano tutti a quell’opera lunga 40 metri e larga 12, a quei 1000 metri quadrati di straordinaria pittura, tecnica, prospettiva, nonché riflessione teologica che è la volta della Sistina.
E pensare che tale capolavoro, patrimonio dell’arte e dell’umanità, visitato da circa 20mila visitatori al giorno, era stato eseguito per volere di Papa Giulio II da un riottoso Michelangelo 34enne, scultore per vocazione, che non considerava “essere sua professione” la pittura. Lo scultore, che aveva passato otto mesi a Carrara per scegliere il marmo con cui realizzare la tomba del Papa con 40 statue, lavorò alla Sistina per quattro anni, quasi da solo, in quanto i suoi assistenti svolgevano solo mansioni minori. Affreschi mirabili realizzati su un ponte alto 25 metri non senza fatica fisica, come racconta lo stesso Michelangelo in un sonetto esposto in mostra. Sonetto celebre perché corredato da un disegno illustrativo, in cui Michelangelo lamenta la posizione in cui lavorava tutto il tempo: con la cervice torta, il braccio all’insù e la schiena arcuata. Posizione innaturale che, per alcuni mesi dopo la conclusione dell’opera, lo costrinse a porre al di sopra del capo tutto ciò che aveva necessità di leggere o di guardare con attenzione.
Il percorso, che si apre con un’incisione della volta dipinta, prima di Michelangelo, con il semplice cielo stellato da Piermatteo D’Amelia, si chiude con il Giudizio Universale, al quale comincerà a lavorare vent’anni dopo. Percorso arricchito da stampe d’epoca. Da sottolineare la presenza dell’unico progetto complessivo per il Giudizio finale sopravvissuto al rogo nel quale Michelangelo, negli ultimi anni della sua vita, distrusse gran parte dei suoi disegni romani. La ragione, come scrive Vasari, era che «nessuno vedesse le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto». Si tratta di uno dei primi studi per il Giudizio, nel quale si evince che Michelangelo inizialmente intendeva conservare l’Assunzione della Vergine del Perugino.
Tutti i pezzi presenti in mostra provengono dalla Casa Buonarroti di Firenze.
Michelangelo e la Cappella Sistina nei disegni autografi della Casa Buonarroti c/o Biblioteca della Camera dei Deputati, via del seminario 76. Fino al 7 dicembre 2012. Curatore: Pina Ragionieri. Catalogo: Palombi. Orario: dalle 10 alle 20, ultimo ingresso alle 19; il sabato fino alle 13; chiuso la domenica. Ingresso libero.
20 novembre 2012