I Vespri di Victoria

L’Ensemble vocale e strumentale Festina Lente e la Nova Schola Gregoriana di Verona insieme a S. Luigi dei Francesi di Mariaelena Finessi

Degli autori del cosiddetto “ciclo della Messa”, attività compositiva concepita sulla base di un principio musicalmente unitario dell’ordinarium Missae, molto spesso non si ha una letteratura organica e completa. A questa regola non sembra essere sfuggito Tomas Luis de Victoria. Catalogata anonimamente come “Manoscritto musicale 130” dalla Biblioteca nazionale di Roma, l’opera del grande compositore del Rinascimento spagnolo fornisce l’esempio più eloquente del vuoto che esiste attorno alla vita e all’opera di alcuni musicisti dell’epoca. Ne è convinto Michele Gasbarro che, per i “40 concerti nel giorno del Signore”, domenica 28 dirigerà l’Ensemble vocale e strumentale Festina Lente nell’esecuzione dei “Vespri solenni a 4 ed 8 voci”. Di Victoria, per l’appunto. Accanto a lui, nella chiesa di San Luigi dei Francesi, ci sarà Alberto Turco a dirigere invece la Nova Schola Gregoriana di Verona. A supporto della teoria iniziale, il maestro Gasbarro cita Klaus Fischer, musicologo tedesco che, nell’articolo “Composizioni sconosciute di Victoria nella Biblioteca nazionale di Roma”, per primo ha analizzato il contenuto di quel manoscritto, ritrovandovi dieci salmi vespertini integri e uno parzialmente abbozzato (“Nisi Dominus”). Riportanti tutti, nel retto dei fogli di musica, la firma del compositore spagnolo.

“Canto della sera”, come è stato definito dal Concilio Vaticano II, il vespro è la più solenne delle ore canoniche, la cui liturgia va cantata al tramonto del sole, fra nona e compieta. I Vespri di Victoria sono la sua ultima fatica: scritti in Spagna e, invano, spediti a Roma, dove il musicista aveva lavorato per circa 35 anni, affinché venissero pubblicati. Osservanti della parola, così come stabiliva in quel tempo la Chiesa romana, questi salmi possono a ragione considerarsi l’anima della Controriforma. «Così come presentati in questo programma in prima esecuzione moderna, sulla trascrizione di Esteban Hernandez Castello, è evidente – spiega Gasbarro – la volontà del compositore di mettere in risalto gli aspetti testuali attraverso una scrittura musicale essenzialmente omoritmica e mai artificiosa. Victoria pare qui interessato a perseguire proprio quegli orientamenti conciliari controriformisti della semplicità strutturale musicale, alternando fra polifonia e canto gregoriano i versi dei cinque salmi».

Spesso associato a Palestrina, poiché si racconta che di questo sia stato allievo, in realtà Victoria – detto “il romantico del Rinascimento” – intese l’eredità palestriniana in senso rigorosamente contrappuntistico e usò tutta la sua arte per dare colore ai testi più severi e più drammatici. Due i motivi. «Il principale è d’ordine storico, con Palestrina che viene prima del compositore ispanico (restando pertanto estraneo all’evoluzione che la musica subirà, ndr); il secondo è dovuto invece all’estrazione culturale di Victoria, la cui appartenenza alla scuola spagnola spiega la ricchezza della struttura oltre che la maggiore libertà dai canoni della Chiesa romana». I Vespri ne sono una dimostrazione. Presentata secondo il fasto delle solennità della grande tradizione musicale romana, e seguendo la scansione liturgica della festa Sancti Jacobi Apostoli Hispaniae Patroni, l’opera è completata da brani organistici di scuola spagnola del XVI secolo e dal Magnificat a 8 voci tratto dall’edizione madrilena del 1600. Il risultato è un «grande affresco di bellissime linee melodiche».

La rassegna dei “40 concerti” – iniziativa della Pastorale giovanile della diocesi di Roma – continua con l’evento del 4 febbraio (ore 20,30), a Santa Maria in Montesanto, con i Salmi e i Mottetti “Romani” di Haendel e Vivaldi. Dirigerà Marco Feruglio. Ingresso libero.

26 gennaio 2007

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