Il Beato Angelico, l’alba del Rinascimento
Ai Musei Capitolini esposte le opere del “patrono degli artisti”. Tra le altre, il capolavoro “L’Annunciazione” e diversi inediti provenienti da chiese, musei e collezioni private di tutto il mondo di Francesca Romana Cicero
Pregava prima di dipingere, fra Giovanni da Fiesole, pittore e frate domenicano, meglio noto come il Beato Angelico, attivo a Firenze dal 1417 e morto a Roma nel 1455. Le sue spoglie sono custodite nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Una meditazione ravvisabile nei volti, nelle attitudini, nelle posture di figure rivelatrici della bontà del suo animo e di una sincera fede nella religione cristiana. Meditazione già constatata dal Vasari ed oggi condivisa dagli estimatori dell’Angelicus pictor, di cui le recenti indagini riflettografiche agli infrarossi, condotte su un campione significativo di opere, ne hanno evidenziato il modus operandi.
Al pittore dai rari pentimenti, «primo ad intender l’abito di Masaccio» (Longhi), a 550 anni dalla morte, i Musei Capitolini dedicano – nelle sale di Palazzo dei Caffarelli, destinate ad accogliere mostre temporanee – un’esposizione che vanta numerosi prestiti provenienti da prestigiosi musei italiani e stranieri. Interessante la rilettura proposta, operata lungo due direttrici: l’autografia accertata e la qualità delle opere presentate.
Documentati sono i diversi periodi della produzione dell’artista – dalla fase giovanile alla maturità – e il suo versatile operato come pittore (attraverso tavole, tabernacoli, scomparti di pale e di polittici, tele), miniatore e disegnatore (aspetto poco studiato in precedenza).
Delicati i colori pastello, come il rosa impiegato per la Vergine, presentata nella duplice veste di Regina dei cieli e Madonna dell’umiltà; e brillante il giallo, che si declina in sfumature diverse fino a tingersi in oro. Mentre la luce che avvolge le figure è ancora caratterizzata da una certa fissità sacrale, che attende di essere rivelata, svelata, in Piero della Francesca.
Adottato per i pannelli il lapislazzulo, colore amato dal pittore, che con finezza e perizia del disegno, pennellate armoniose, sobrie ed eleganti, andava predicando l’esistenza stessa di Dio, la “natura naturata”, ovvero la bellezza di quanto da Lui creato e modellato a Sua immagine, e i misteri della fede. Felice risulta l’intuizione di Elsa Morante che definì questo pittore – nominato “patrono degli artisti” da Papa Giovanni Paolo II nel 1984 – «il beato propagandista del paradiso».
Si segnala in mostra il capolavoro l’“Annunciazione”, proveniente dalla chiesa del Convento di Montecarlo, e quella di Dresda, riassemblata nel XVI secolo. Sono visibili per la prima volta la notevole e complessa predella di Zagabria (“Stimmate di San Francesco” e “Martirio di San Pietro martire”), il pregevole frammento con San Giovanni Battista di Lipsia (forse collegabile alla pala di San Marco), e lo scomparto della pala di Annalena oggi a Zurigo. Pressoché inedite l’ “Imago pietatis” e i due raffinati laterali di trittico con “I Beati e i Dannati” (1430 c.), oggi in collezione privata americana.
“Beato Angelico. L’alba del Rinascimento”, c/o Musei Capitolini, Palazzo dei Caffarelli. Fino al 5 luglio 2009. Curatori: Alessandro Zuccari, Giovanni Morello e Gerardo de Simone. Catalogo Skira. Orario: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 20 (la biglietteria chiude alle ore 19). Chiuso il lunedì e il 1° maggio. Biglietto: integrato museo + mostra 9 euro intero, 7 euro ridotto; solo mostra 6 euro intero, 4 euro ridotto; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente. Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 21).
14 aprile 2009