Il curioso “Re della terra selvaggia”

Il film di Zeitlin che mira agli Oscar racconta la forza e la rabbia di chi non si arrende alla distruzione. E affronta senza sconti il contrasto tra civiltà costituita e ribellione di Massimo Giraldi

È uno di quei casi che capitano poche volte e quindi lasciano segni consistenti. Alla prossima notte degli Oscar (il 24 febbraio prossimo), “Re della terra selvaggia” si presenta con quattro candidature: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura, migliore attrice protagonista. In merito a quest’ultima va ricordato che la bambina (Quvenzhané Wallis, nella storia Hushpuppy), è nata il 28 agosto 2003 a Houma, Louisiana, ed è la più giovane candidata di tutti i tempi agli Academy Awards.

Anche il regista, Benh Zeitlin, merita attenzione: nato nell’ottobre 1982, è compositore e animatore e arriva ora all’esordio nel cinema. Premesse di grande impatto dunque per questo film uscito nelle sale in questo fine settimana e accompagnato da grandi aspettative. La storia è indubbiamente curiosa. Hushpuppy, bambina di sei anni (l’età di quando ha girato), vive con il padre Wink nella comunità chiamata Bathtub (la Grande Vasca) una zona paludosa nel delta del Mississippi. Ben sapendo di aver contratto una grave malattia, Wink si adopera per preparare la figlia a vivere senza di lui.

Nel frattempo una catastrofe di enormi dimensioni sta per abbattersi sulla Grande Vasca. Gli equilibri naturali sono prossimi a frantumarsi e nello stesso tempo nella zona arrivano gli Aurochs, animali preistorici feroci. Hushpuppy però è fermamente intenzionata a sopravvivere nella propria terra e a continuare la ricerca della madre, scomparsa tanto tempo prima e che per lei è un vago, struggente ricordo. Il punto di partenza è una pièce teatrale: la storia di un ragazzino che perde il papà in un luogo alla fine del mondo.

Sui due protagonisti (il ragazzino è diventato una lei) il copione disegna la forza, la caparbietà, la rabbia di chi non vuole arrendersi alla distruzione. Fuori dalla Grande Vasca, in lontananza, le ciminiere si delineano minacciose a coprire cielo e terra. Dentro, nei capanni e nei barconi, ci sono acqua, cibo fatto di gamberetti e granchi, birra, alcool. La diga esplode, il villaggio va evacuato, loro si oppongono. L’ospedale in cui viene ricoverato non attenua la rabbia di Wink, che scappa e va verso la morte. I grandi animali corrono liberi sui territori devastati. Hushpuppy crede di aver trovato la mamma.

Girato col genuino incalzare di passioni visionarie, coraggioso nell’affrontare senza sconti il contrasto tra civiltà costituita e ribellione ai margini, il racconto combatte un vigoroso duello tra ragione e utopia, tra realismo e metafora, talvolta tentato dal grande slancio epico, talaltra frenato da soluzioni più semplici e prevedibili. Un trattato filosofico/ambientalista un po’ grezzo ma carico di promesse per il neoregista.

11 febbraio 2013

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