Il «grazie» del lebbroso che ha scoperto l’Amore

Per chi vive emarginato e lontano, ricevere un dono apre alla gratitudine e fa fiorire il cuore di monsignor Marco Frisina

Gesù è in viaggio verso Gerusalemme, pellegrino di verità e d’amore per le strade del mondo, per i sentieri spesso impervi e difficili che attraversano la vita degli uomini con le loro miserie e povertà: esseri umani a volte dimenticati e abbandonati, che nella loro miseria assomigliano ai lebbrosi del Vangelo. Il loro grido ferisce oggi come allora il cuore di Cristo; egli sa che la lebbra consuma e corrode la carne e spesso anche l’anima dell’uomo rendendolo a volte cattivo, amaro, crudele nei confronti del prossimo. In questo deserto passa il Signore per guarire con la sua misericordia le ferite del mondo, ma l’uomo pur desiderando la salvezza non sa riconoscere il volto di colui che gliela dona. È strano notare come la gratitudine sia così poco comune nel mondo, gli uomini sembra che considerino normale ricevere i beni. Ma per chi vive emarginato e lontano, ricevere un dono apre alla gratitudine vera, fa fiorire il cuore. Proprio come il lebbroso samaritano che torna a ringraziare il Signore perché ha scoperto nel gesto di Cristo il volto dell’Amore.

14 ottobre 2007

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