Il “King Kong” di Jackson, film epico ed evocativo

Pellicola epica e visionaria, recupera l’idea di un cinema d’avventura allo stato puro, con emozioni che lasciano il segno di Massimo Giraldi

«Ho visto “King Kong” per la prima volta quando avevo otto o nove anni. E mi ha impressionato così tanto che in quel momento ho deciso di fare il regista». Così ricorda Peter Jackson nel momento in cui, 35 anni dopo, la sua versione arriva nelle sale cinematografiche. Detto che il titolo citato all’inizio è quello, memorabile, del ’33, e ricordato che Jackson era appena reduce dalla trilogia de “Il Signore degli anelli”, restava l’attesa per verificare oggi l’impatto di una nuova trasposizione del celebre personaggio. Una scommessa che il regista vince soprattutto perché ne intuisce ancora valide le molte potenzialità evocative.

Saggiamente, la cornice resta la New York dei primi anni ’30 ricostruita con puntiglio e precisione. Il viaggio verso l’ignoto crea le premesse per l’incontro con il gorilla Kong, devastante nella forza e nel pudore dei sentimenti. La bella Ann, da lui difesa nella giungla, difende la Bestia finché può, prima che la mitraglia degli aerei lo abbatta per sempre. Epico e visionario, il film recupera l’idea di un cinema d’avventura allo stato puro; la favola con amore, paura, dolore, senza finali ricattatori e con emozioni che lasciano il segno.

18 dicembre 2005

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