La Berlino risorta con l’occhio di Affinati

Lo scrittore romano dedica un intero libro alla città-cicatrice d’ Europa, dopo averne parlato già in precedenti opere di Andrea Monda

«Berlino è una città che si rimette in piedi. Cade e si rialza. Impiega poco tempo a leccarsi le ferite. Subito, appena possibile, riprende la marcia. Le cicatrici restano, al pari di vecchie suture». È in questo caparbio attaccamento alla vita, incurante delle ferite dell’esistenza, il motivo del fascino che la capitale tedesca esercita sullo scrittore romano Eraldo Affinati, che già da tempo aveva cominciato un «corteggiamento» della città, scrivendone su precedenti romanzi come “Secoli di gioventù” o libri-reportage come “Sulle tracce di Bonhoeffer. Un teologo contro Hitler”; una corte che ora diventa sfacciata in questo “Berlin”, libro interamente dedicato, sin dal titolo, alla città-cicatrice d’Europa.

È un tema, quello delle cicatrici, caro ad Affinati, che già nel suo breve saggio su Hemingway aveva affermato che la vita è un luogo da cui non si esce indenni, in cui ci si deve sporcare le mani e, ferendosi, combattere tenacemente per conservare intatta la dignità. Difficile definire questo libro: non è un vero e proprio romanzo, anche se contiene alcune tra le pagine più liriche e struggenti di Affinati, assomiglia più a un altro libro-reportage. Qui, però, lo scrittore non si mette sulle tracce di un uomo ma dello spirito stesso della città, che tanto lo affascina al punto da quasi ipnotizzarlo: «Questa città è un camaleonte, lo sanno tutti che cambia pelle da un anno all’altro… I palazzi cadono e gli architetti li ricostruiscono. I corsi d’acqua vengono deviati. La democrazia e il totalitarismo si danno il cambio». Un fascino che, in quanto tale, conosce anche le zone d’ombra dove si nascondono ansia, timore, paura: «Questa città potrebbe diventare una farfalla, pronta a volare da un fiore all’altro, o tornare a essere la testa del rinoceronte capace di aggredire l’Europa. È il suo fascino, il suo limite, la sua follia».

Se anni fa Affinati si era mosso dietro le orme di Dietrich Bonhoeffer, oggi lo scrittore romano prosegue oltre quelle orme quasi per portare a termine la battaglia del teologo protestante condannato a morte da Hitler, come a voler affermare che è proprio la Berlino di oggi, aperta e multiculturale, il segno della sconfitta totale di Hitler e dei suoi sogni disumani, perché «le lingue praticate diventano di giorno in giorno più numerose. Le razze un tempo neglette acquisiscono piena legittimazione». Berlino è una città risorta ed è lo spirito della resurrezione che anima le pagine del libro di Affinati che per certi versi ricorda da vicino l’“Antologia di Spoon River” di E.L.Masters: in entrambi i casi gli scrittori si aggirano tra le pieghe della storia della città e la riportano in vita, offrendola ai sensi, all’intelligenza e al cuore del lettore. Forse “Berlin” di Affinati è, più semplicemente, una guida della città, la migliore guida che si possa oggi trovare in commercio, quella che ogni grande città merita e dovrebbe avere.

“Berlin”, di Eraldo Affinati, Rizzoli, pp.277, 17 euro

20 luglio 2009

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