La forza evangelizzatrice della Sindone
A Santa Croce in Gerusalemme una convegno sul lenzuolo che per monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, è «ponte tra Dio e l’uomo» di Nicolò Maria Iannello
Riscoprire la forza evangelizzatrice della sindone nell’Anno della Fede. Questo l’obiettivo della tavola rotonda di sabato scorso, 27 ottobre, intitolata “La Sindone specchio del Vangelo, una proposta per l’Anno della Fede”, promossa dal Centro diocesano di sindonologia “Giulio Ricci”, dalla Commissione diocesana di Torino per la Sindone, dal Centro internazionale di sindonologia di Torino e dall’Istituto Scienza e Fede dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Cornice dell’incontro è stata la basilica di Santa Croce in Gerusalemme dove, insieme ai frammenti della croce di Gesù, è custodito «il “Crocifisso della Sindone” realizzato da monsignor Giulio Ricci, uno dei più grandi sindonologi italiani, che raffigura il Cristo appeso in croce con le proporzioni e il volume emersi dagli studi effettuati sul telo di lino», spiega Antonio Cassanelli, segretario del Centro diocesano di sindonologia.
Punto di partenza del pomeriggio di studio è stato un video che ha introdotto il pubblico nella storia del lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro: un telo di colore giallo ocra, lungo circa quattro metri e largo poco più di uno, custodito a Torino dal 1578, sul quale è visibile una figura umana segnata da ferite ed escoriazioni.
A partire da quelle immagini il dibattito tra i vari studiosi della Sindone si è concentrato su cosa essa abbia da dire all’uomo contemporaneo. E la Sindone è innanzitutto un «messaggio d’amore», ha spiegato monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la sindone di Torino, definendo il lenzuolo un «ponte tra Dio e l’uomo» e «un racconto che si intreccia con quello dei vangeli». Ecco perché, secondo lo studioso, è possibile affermare che «la Sindone è un accompagnamento lungo il cammino di fede».
A porre l’accento sul «ruolo provvidenziale di mediazione» del telo è stato anche Gian Maria Zaccone, direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino, secondo cui attraverso di esso «si arriva alla meditazione della morte e risurrezione del Cristo». Sul legame fede-Sindone però, ha spiegato Bruno Barberis, direttore del Centro internazionale di sindonologia del capoluogo piemontese, «bisogna precisare che la prima non deve fondarsi sul telo e che quest’ultimo è solo un supporto per la fede». L’esperto, inoltre, ricordando che il lenzuolo non è solo un oggetto dal valore spirituale ma anche un caso di studio per la ricerca, ha ribadito come fede e scienza debbano essere «complementari per una comprensione del lenzuolo che non sia viziata da idee preconcette».
Ma il potere evangelizzatore della Sindone emerge quando davanti ad essa ci si confronta sul tema della carità e della sofferenza. Sul lenzuolo, infatti, ha affermato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, «Dio si è reso visibile agli uomini e noi lo possiamo riconoscere solo se vediamo Cristo nel volto dei fratelli poveri» perché, ha continuato il sacerdote, «la Sindone ha il volto di tante persone che sono nel bisogno».
Il viso impresso sulla Sindone, tuttavia, è anche «il riflesso dei dolori dell’uomo e delle conseguenze del male», ha spiegato don Roberto Gottardo, vicepresidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, aggiungendo che «anche se quel volto non risolve il problema del dolore ci dice che qualcuno ha sofferto con noi». E non solo, dato che «il viso, seppur tumefatto, appare profondamente sereno, trasmettendo la speranza che il dolore non ha l’ultima parola». Anzi, ha concluso il sacerdote, dalla «sobrietà di quel volto il male esce sconfitto».
29 ottobre 2012