Anno della fede, ripartire dal catechismo

Proposto come strumento a sostegno della fede e della ricerca di senso, specie per quanti hanno a cuore la formazione dei credenti, impegno fondamentale nel nostro contesto culturale di Marco Doldi (Agenzia Sir)

L’Anno della fede ha avuto tra i suoi obiettivi quello di condurre i credenti a «riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata e riflettere sullo stesso atto con cui si crede» (Porta fidei, 9). Tutto questo si raggiunge attraverso una catechesi capace di mostrare come l’atto di fede sia ragionevole e quali siano i suoi contenuti.

Lo strumento a disposizione per svolgere una catechesi di qualità è il Catechismo della Chiesa Cattolica, di cui si sono celebrati i vent’anni dalla pubblicazione. Esso, da una parte, costituisce uno dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II, da un’altra, ne favorisce la ricezione. Benedetto XVI aveva auspicato che l’Anno della fede esprimesse «un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechismo della Chiesa Cattolica la loro sintesi sistematica ed organica» (Porta fidei, 11). Nel Catechismo, infatti, emerge la ricchezza di insegnamento che la Chiesa ha accolto, custodito e offerto nei suoi duemila anni di storia. Dalla Sacra Scrittura ai Padri della Chiesa, dai maestri di teologia ai santi che hanno attraversato i secoli, il Catechismo offre una memoria permanente dei tanti modi in cui la Chiesa ha meditato sulla fede e ha progredito nella dottrina per dare certezza ai credenti nella loro vita di fede.

Il Catechismo era stato voluto dai Padri riuniti a Roma per l’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi nel 1985 in occasione del ventesimo anniversario dalla chiusura del Concilio. Moltissimi avevano espresso al Papa il desiderio che venisse composto un compendio di tutta la dottrina cristiana secondo una prospettiva fortemente biblica e liturgica e adatta alla vita attuale dei cristiani. Giovanni Paolo II fece suo questo desiderio, perché pienamente corrispondente a un vero bisogno della Chiesa universale, ma anche a quello delle Chiese particolari. Sette anni più tardi lo poteva presentare, affermando: «Questo Catechismo apporterà un contributo molto importante a quell’opera di rinnovamento dell’intera vita ecclesiale. Io lo riconosco come uno strumento valido e legittimo al servizio della comunione ecclesiale e come una norma sicura per l’insegnamento della fede» (Fidei depositum).

La struttura del Catechismo è organica e completa in quattro parti: alla spiegazione dei contenuti fondamentali del mistero cristiano secondo la formulazione del Credo segue quella della azioni liturgiche, nella quale Cristo è presente, operante e continua a costruire la sua Chiesa. Senza la divina liturgia e i sacramenti, infatti, la professione di fede non avrebbe efficacia, perché mancherebbe la grazia che sostiene la testimonianza dei cristiani. Fede conosciuta e grazia di Dio muovono a una vita morale intesa come sequela di Cristo: anche questa è organicamente insegnata dal Catechismo. Chiude la spiegazione della preghiera composta dal Signore Gesù, che costituisce il modello di ogni domanda, di ogni lode, di ogni ringraziamento che l’uomo come figlio eleva al Padre.

Per l’Anno della fede il Catechismo è stato proposto come un vero strumento a sostegno della fede, soprattutto per quanti hanno a cuore la formazione dei credenti, impegno fondamentale nel nostro contesto culturale. Tra le iniziative che erano state suggerite dalla Congregazione per la dottrina della fede c’era quella di organizzare in ogni diocesi del mondo una giornata sul Catechismo della Chiesa cattolica, invitando in modo particolare i sacerdoti, le persone consacrate e i catechisti. Come pure si era raccomandato di favorire la diffusione del testo come del suo Compendio, anche in edizioni tascabili o elettroniche.

19 novembre 2013

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