“La prima linea”: sullo schermo un passato scottante

Ispirata al libro «Miccia Corta», la pellicola di Renato De Maria ricostruisce con grande equilibrio il percorso di Sergio Segio e Susanna Ronconi, dalla clandestinità alla scelta delle armi. Al pentimento di Massimo Giraldi

Il 20 novembre esce un film destinato a suscitare molte polemiche: «La prima linea», diretto da Renato De Maria. Il soggetto è ispirato al libro «Miccia Corta» scritto da Sergio Segio, che per anni è stato tra i nomi di spicco dell’organizzazione denominata appunto Prima linea, una formazione armata che per un lungo periodo organizzò attentati e seminò morti, seguendo una tragica strada aperta dalle Brigate Rosse. Il racconto parte dal 3 gennaio 1982 quando Sergio si muove da Venezia insieme ad alcuni compagni con l’obiettivo di attaccare il carcere di Rovigo e far evadere quattro detenute tra cui Susanna, la donna che ama e che condivide le sue scelte politiche.

Mentre il gruppo si muove, Sergio ricorda gli inizi della clandestinità, la decisione di passare all’uso delle armi, gli omicidi, la storia d’amore con Susanna. Poi a Rovigo il muro di cinta salta, le ragazze escono ma c’è un morto non previsto, e tutto fallisce. Nel 1989 incarcerato, Sergio racconta i fatti e dice di aver capito i propri errori. Sergio Segio e Susanna Ronconi oggi lavorano nel volontariato. Il film risulta nell’insieme equilibrato, vista la scottante materia che affronta. Aprirà discussioni e dibattiti, e questo può essere utile, a partire dal «pentimento» dei due protagonisti: purché non si dimentichi il rispetto dovuto ai familiari delle vittime, uccise per motivi inesistenti.

16 novembre 2009

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