L’Apollo di Mantova ai Musei Capitolini
Dal Palazzo Ducale alla struttura romana, la statua in marmo greco incarna gli ideali della bellezza e dell’eleganza di Francesca Romana Cicero
La freddezza dei numeri della catalogazione (il 33 di un elenco di 249 pezzi) operata dall’abate Gian Girolamo Carli nel XVIII secolo, nel suo trattato sui “Marmi antichi” della Reale Accademia di Mantova, gradevolmente contrasta con la pregevole fattura della statua in marmo greco dell’Apollo ospitata presso i Musei Capitolini, nel segno di un intervento che mira a recuperare la bellezza antica favorendo scambi temporanei tra musei. Importante opera d’arte della collezione di antichità del Palazzo Ducale di Mantova, l’Apollo è reso fruibile ai visitatori romani nella Sala degli arazzi al posto della statua in bronzo denominata “Camillo”, richiesta temporaneamente dal museo mantovano per la prima esposizione completa dell’opera di Pier Jacopo Alari Bonacolsi, detto l’Antico, uno dei bronzisti rinascimentali protagonista del collezionismo artistico nelle corti padane.
Affine ad altri esemplari provenienti anch’essi da contesti urbani, l’Apollo, risalente all’ultimo periodo del regno di Adriano (130 d.C.), è la perfetta incarnazione di un ideale di bellezza armoniosa e classicheggiante, dalla quale prorompe l’elegante fierezza della divinità raffigurata, simbolo di virile giovinezza. Figlio di Zeus e Latona, protettore della musica e della medicina, assimilato al sole ed identificato con l’auriga del suo cocchio, Apollo, il cui mito fu importato a Roma dai Greci, ricevette grandi onori nei templi e nei carmi dei poeti, che mai disdegnarono di disgiungerne la forza fisica della divinità da quella del sentimento dell’amore.
Sentimento che ha ispirato il mito raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi, che lega il destino di Apollo a quello del giovane principe spartano Giacinto, di cui è l’involontario responsabile della morte: colpito alla testa durante il gioco del lancio del disco, il giovinetto si accascia morente tra le braccia di Apollo, che per prolungarne la vita lo trasforma in un fiore rosso, che recherà il nome dell’amato. Rivelatrice di una maturità artistica raggiunta, la scultura esposta ritrae invece Apollo in posizione eretta con il classico attributo dell’alloro, col quale quasi costituisce un unico corpo, reso ancora più gentile e sinuoso da un serpente che vi si attorciglia. Alloro, simbolo di vittoria che si addice ad una divinità giovane e potente – da cui l’imperatore Adriano, per consolidare il suo potere, si attribuisce la discendenza – e dell’amore non corrisposto per Dafne (pianta nella quale la ninfa viene trasformata da Zeus per sfuggire all’amplesso amorosamente impetuoso di Apollo).
L’evento “Ospitando l’Apollo di Mantova” segue due precedenti rassegne accolte con grande favore dal pubblico dei Musei Capitolini. La prima, “Sotto i riflettori”, ha dato grande visibilità alla Lupa Capitolina, una delle opere più importanti e famose del Museo; la seconda, “Capolavori in Comune”, ha presentato la splendida Testa in bronzo della regina tolemaica Arsinoe III, concessa in prestito temporaneo dal Museo Civico del Palazzo Te di Mantova.
Ospitando l’Apollo di Mantova, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Sala degli Arazzi. Fino al 6 gennaio 2009. Orari: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 20 (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietto unico integrato comprensivo di ingresso ai Musei Capitolini e alla mostra “L’invenzione dei Fori Imperali. Demolizioni e scavi: 1924-1940”: intero8 euro; ridotto 6 euro; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente. Catalogo: Palombi Editori. Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 22.30).
30 settembre 2008