L’enciclica del Papa e la musica dell’America latina

Il 13 concerto di Ferrio sul documento magisteriale di Benedetto XVI, il 16 musica sudamericana alla Cancelleria Apostolica di Mariaelena Finessi IMMAGINI

I prossimi due appuntamenti con la rassegna «40 concerti nel giorno del Signore» in comune hanno solo il momento storico: in questi giorni Benedetto XVI è infatti in Brasile per il suo primo viaggio apostolico in America Latina.

Bene, il primo dei due concerti è sull’enciclica del Pontefice, il secondo sulla musica sudamericana. Detto questo, l’evento di domenica 13 maggio è unico perché ha dell’insolito: Gianni Ferrio – autore storico delle musiche di Mina – ha confezionato un lavoro destinato a suscitare clamore. Suo è infatti il tentativo di riprodurre sul pentagramma il pensiero teologico che il Papa ha affidato invece alla lettera enciclica «Deus caritas est». Guarda però dinnanzi a sé, il maestro, e con sincera umiltà dice che la sua «non è musica liturgica ma ispirata, questo si, a temi religiosi».

Sullo spartito c’è segnato un percorso: «Mi è sembrato di camminare lungo un sentiero dove ho incontrato l’amore nelle sue forme più varie, fino alla carità ed io, semplicemente, ne ho dato una descrizione ricorrendo ai diversi generi musicali». Dal gregoriano al canto, dal tonale al politonale. Un unico pezzo di circa 45 minuti che racchiude 21 piccoli episodi ispirati alla lettera del Pontefice, la 294esima dai tempi di Benedetto XIV. Sonorità che provano a restituire la forza che emana dalla «Deus caritas est», il documento su cui è scritto che «Dio è amore». Generoso, fino al sacrificio del Figlio. L’amore che non può essere negato: «Sarà sempre necessario – si legge nel documento pontificio -, anche nella società più giusta». Chi vuole sbarazzarsene, «si dispone a sbarazzarsi dell’uomo».

Gianni Ferrio, 82 anni, con il virgiliano «Omnia vincit amor – Eros e Agape», che sarà interpretato nella basilica di Santa Maria sopra Minerva dalla pianista Gilda Buttà e dal violoncellista Luca Pincini, consegna al mondo della musica il coraggio di dare un suono alla parola «agape», l’amore che è condivisione.

America latina, dicevamo. Arequipa, anno 2002. Nella peruviana «città bianca», detta così in virtù della nivea pietra sillar con cui è interamente costruita, il chitarrista e dottore in Fisica atomica Lorenzo Alviggi incontra lo specialista degli strumenti a fiato Luis Alvarez. È in Perù per lavorare a due concerti. Lassù ci è arrivato per amore della musica andina, che un disco degli Inti Illimani ha provveduto ad accendergli in petto. Ed è proprio nel mondo che tanto lo affascina, che Lorenzo chiede a Luis di suonare per lui quella curiosa forma di ocarina che, laggiù da quelle parti, chiamano quena. In fondo «Huajra», interpretata da loro due, è davvero coinvolgente. Luis accetta e rilancia, proponendo la partecipazione dell’amico charanguista Juan Camaque. L’idea è talmente buona che, ormai da 5 anni, i tre suonano in giro per l’America latina.

In questi giorni sono anche in Italia, con tappa speciale a Roma, presso la Sala Riaria del Palazzo della Cancelleria Apostolica. Mercoledì 16 maggio il gruppo si intratterrà con il direttore artistico della rassegna musicale, monsignor Marco Frisina, appunto per un concerto-lezione su «La musica sudamericana». «Attraverso i brani che eseguiremo – spiega Lorenzo – vogliamo accompagnare i nostri ascoltatori in una sorta di viaggio virtuale, nello spazio e nel tempo, per i Paesi dell’America latina».

L’itinerario comprenderà tutti i repertori sudamericani, sia del periodo pre-colombiano che post-coloniale, nei quali risuonano vecchi strumenti che, già di loro, raccontano «le varie epoche storiche». In programma, tra gli altri, i brani del Paraguay (le tradizionali «Pajaro campana» e «Pajaro chogui») e della Bolivia (Gonzalo Hermosa ed Ernesto Cavour). Quindi il Brasile di Heitor Villa-Lobos, il Perù, l’Ecuador, il Cile di Horacio Salinas e l’Argentina di Atahualpa Yupanqui. Dopo la danza incaica «Virgenes del Sol», chiuderà la serata l’intramontabile «El condor pasa», di Daniel Alomias Robles, portato al successo da Paul Simon e di recente dichiarato patrimonio del Perù.

Il 20 maggio è la data del prossimo incontro con i «40 concerti». Fabrizio Barchi dirigerà, a San Marcello al Corso, il coro e l’orchestra Musicanova. Musiche di Grieg, Sibelius e Part. Ingresso libero, ore 20.30.

11 maggio 2007

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