L’Isaia a Sant’Agostino: la lezione di Raffaello

In uno dei tanti templi di fede e d’arte di Roma che raccoglie memorie di stili ed epoche diverse unendo capolavori di grandi artisti

La chiesa di Sant’Agostino, presso piazza Navona, è uno dei tanti templi di fede e d’arte di Roma che raccoglie memorie di stili ed epoche artistiche diverse unendo capolavori di grandi artisti. In uno dei pilastri della navata centrale della chiesa c’è uno degli affreschi meno noti ma ugualmente uno dei più significativi di Raffaello: Il profeta Isaia. Il pittore lo dipinse nel 1510 e vi si nota tutta la forza della lezione michelangiolesca sia nella struttura della raffigurazione sia nel dinamismo della posa del protagonista che ci ricorda i profeti e le sibille nella Cappella Sistina. La conoscenza delle opere di Michelangelo irrobustì la concezione plastica di Raffaello aprendo per lui nuove prospettive e dilatando la sua capacità di interpretare al meglio la spiritualità del suo tempo alla luce della grande lezione del Rinascimento che a Roma respirava la monumentalità e la potenza dei modelli antichi. Roma esigeva un respiro più largo, una dimensione sempre imponente e Raffaello lo comprese. Sotto l’Isaia c’è Sant’Anna con Maria e il Bambino di Iacopo Sansovino: nella loro diversità le due opere riassumono quest’epoca di grandi artisti a servizio di Dio.

6 marzo 2007

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