Malasanità, il Lazio al terzo posto
Presentato il rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari: dal 2009, 63 presunti casi a Roma e nelle altre province, nonostante 11,3 medici ogni 10 posti letto. 42 i decessi di F. Cif.
C’è il Lazio al terzo posto nella classifica della malasanità italiana. Negli ultimi 3 anni infatti, dal 2009 al 2012, la regione conta 63 dei 570 presunti casi registrati in tutta Italia, di cui 42 conclusi con il decesso dei pazienti e 6 relativi al pronto soccorso e al 118. La situazione è più grave soltanto in Sicilia (117 episodi, di cui 84 con decesso) e Calabria (107, ma con 87 decessi). È quanto emerge dal rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta su errori e disavanzi sanitari presentato ieri, martedì 22 gennaio, a Roma, a Palazzo San Macuto. Nonostante il Lazio sia tra le regioni con il più alto rapporto tra personale sanitario e posti letto, con 11,3 medici ogni 10 pazienti ricoverati, insieme a Sicilia e Calabria totalizza più della metà degli eventi registrati, tra errori del personale e disfunzioni.
Secondo la commissione, presieduta dal ginecologo Antonio Palagiano, «gli eventi più frequenti sono nelle regioni in disavanzo, sottoposte a piani di rientro». Non sempre però all’origine della malasanità c’è l’errore diretto dell’operatore. Spesso infatti gli episodi registrati «derivano da disservizi, carenze, strutture inadeguate, inefficiente servizio di eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso, difficoltà di trasferimenti da un ospedale all’altro, casi di infezioni ospedaliere». Né è automatico che le regioni che spendono di più abbiano un’assistenza sanitaria migliore, mentre è certo che « la minore qualità dell’assistenza costa in termini di risarcimenti e assicurazioni».
Di qui il timore espresso dall’organismo guidato da Palagiano che le riduzioni di bilancio e la riorganizzazione dei servizi provochino «una diminuzione dell’offerta di cure e un possibile ulteriore scadimento della qualità». Innescando un «circolo vizioso» che deve essere evitato «attraverso politiche di riduzione degli sprechi e aumento dell’efficienza, ancora più incisive nelle regioni a rischio». In Italia, ha aggiunto Palagiano, va rilevata anche l’assenza di un banca dati per conteggiare i casi di malasanità. «I tagli alla sanità degli ultimi anni – ha osservato – incidono sull’aumento delle denunce: se si tagliano i posti letto e le ambulanze sono inutilizzabili perché le barelle vengono sfruttate come letti, è ovvio che chi attende l’arrivo del 118 rischia di non vedere i soccorsi arrivare in tempo utile». Nel Lazio come nelle regioni del sud, per il ginecologo, «si spende molto e si eroga sanità di cattiva qualità: sprechi enormi, poche responsabilità, e nessuno paga mai».
La commissione, ha sottolineato ancora Palagiano, «ha fotografato la situazione della sanità e l’abbiamo presentata al parlamento. Ci auguriamo che il prossimo governo abbia maggiore sensibilità verso la qualità del servizio sanitario nazionale». Anche distinguendo il campo amministrativo da quello medico, e perseguendo quelle «responsabilità organizzative e politiche» che invece emergono raramente. «Chi è responsabile degli sprechi che dissanguano le casse dello Stato e le tasche dei cittadini non risponde mai».
23 gennaio 2013