Malati, «periferie» da evangelizzare

Martedì 11 febbraio la Giornata mondiale, con la Messa a San Giovanni presieduta dal cardinale Vallini. Don Manto: «Rimodulare l’offerta sanitaria per rendere la spesa più equa e assicurare cure a tutti» di Antonella Pilia

«Fede e carità: “Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”». È questo il tema scelto per la 22ª Giornata mondiale del malato, che si celebra martedì 11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes. In questa occasione gli ammalati, insieme agli operatori sanitari e al mondo del volontariato, si ritroveranno nella basilica di San Giovanni in Laterano, alle 16, per la Messa presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini. L’impegno della diocesi, quest’anno, punta soprattutto a trasmettere alla comunità ecclesiale l’importanza dell’evangelizzazione nelle periferie esistenziali della malattia. «Il mio sogno – conferma monsignor Andrea Manto, direttore del Centro diocesano per la pastorale sanitaria – è che nessuno si senta solo nella malattia, ma si cresca nell’attenzione al mondo della sofferenza: una vera e propria periferia segnata da povertà morali, materiali e spirituali». Ma la Giornata del malato porta anche a riflettere sui disagi, «sotto gli occhi di tutti», del sistema sanitario regionale. «In un momento di grande crisi – sottolinea monsignor Manto – bisogna rimodulare l’offerta sanitaria e imparare a rendere la spesa più equa, efficace ed efficiente per assicurare le cure ai più poveri e bisognosi».

Protagonista da decenni nel settore sanitario, la Fondazione Don Carlo Gnocchi quest’anno è coinvolta in prima persona nella celebrazione diocesana. Martedì mattina, infatti, la basilica lateranense accoglierà l’urna con le spoglie del beato, che sarà presente anche durante la Messa del pomeriggio. «Don Carlo è un santo per tutti, un profeta di caratura universale – commenta monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi -. Il messaggio che, ancora oggi, ci consegna ogni giorno è di avere fede in Dio e fiducia nell’uomo: la seconda come necessaria conseguenza della prima e condizione indispensabile per ogni attività umana realmente costruttiva». La Fondazione, nata nel secondo dopoguerra per assistere “mutilatini” e poliomielitici, continua ad occuparsi di bambini disabili e pazienti di ogni età, attraverso 29 centri in 9 regioni d’Italia. Due di questi si trovano a Roma: Santa Maria della Pace, fondato da don Gnocchi nel 1950, e Santa Maria alla Provvidenza, ceduta dalle suore del Cottolengo dieci anni fa. «Le attività principali – spiega il presidente della Fondazione – sono la riabilitazione in campo neuromotorio e cardiorespiratorio, l’assistenza a persone disabili e la cura di persone affette da patologie invalidanti come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, oltre a un’importante attività di formazione e di ricerca scientifica, anche in collaborazione con le università».

Accanto agli operatori della Don Gnocchi, alla Messa di San Giovanni non mancheranno, anche quest’anno, i disabili e ammalati dell’Unitalsi. «In tutto, compresi pellegrini e volontari, saremo circa 600 con diversi pullman e 15 pulmini attrezzati – assicura Alessandro Pinna, presidente della sottosezione romana -. Ci occuperemo dell’accoglienza alla statua della Vergine di Lourdes e, dopo la Messa, del tradizionale flambeaux ed è bello vedere come ogni anno siamo sempre di più».

10 febbraio 2014

Potrebbe piacerti anche