Movimento per la vita: il sì all’eterologa lede il diritto dei figli
Il presidente Casini e il vice presidente Morandini, a Bruxelles per l’audizione al Parlamento europeo su “Uno di noi”, commentano il pronunciamento della Consulta. Urgente «una battaglia culturale» di R. S.
Una pronuncia «fortemente lesiva del diritto fondamentale dei figli alla loro identità e che esprime anche la forte disattenzione nei confronti delle fasce deboli della popolazione che sono i bambini». Non si placa l’onda delle reazioni alla sentenza della Corte Costituzionale che ieri, mercoledì 9 aprile, ha bocciato gli articoli della legge 40 che vietavano la fecondazione eterologa. Schierato in prima linea, il Movimento per la Vita italiano, che attraverso il vice presidente vicario Pino Morandini, a Bruxelles con la delegazione italiana per l’audizione al Parlamento europeo sull’iniziativa dei cittadini “Uno di noi” in programma questa mattina, invita a dare corso a «una battaglia culturale senza precedenti». In gioco, osserva, c’è «il futuro della nostra civiltà».
La decisione della Consulta per Morandini «avalla la rivoluzione antropologica in atto» e introduce un principio «fortemente lesivo del diritto dei figli, in particolare se si tratta di bambini o comunque di minori». Al figlio infatti, osserva «non sarà consentito conoscere l’identità dei genitori naturali, perché tutte le legislazioni che sinora l’hanno legalizzata hanno espresso dichiaratamente questo divieto». Non solo, «i figli nati da eterologa potranno magari un domani contrarre matrimonio e avere comunque rapporti con altri figli nati da eterologa e che magari sono figli dello stesso loro padre o della loro madre».
Da ultimo, Morandini mette in guardia da un ulteriore rischio: quello di irrobustire «il giro d’affari miliardario che spesse volte sta dietro alla fecondazione artificiale». Si rischierà di aumentare, aggiunge, «anche la pratica dell’utero in affitto che ancora una volta vede lo sfruttamento ignominioso di tante donne, povere quanto meno materialmente, che saranno ulteriormente sfruttate. Il tutto sulla pelle dell’anello più debole della catena che sono i bambini».
Per il presidente del Movimento Carlo Casini la sentenza sull’eterologa «conferma che la cultura dominante ha deciso di ignorare l’interesse del più piccolo e del più debole». Una cultura, precisa, «che non ha la maggioranza e che ha un’ancor meno sensibilità democratica, visto che continua a farsi beffe della volontà popolare espressa in un referendum concluso con una maggioranza vicina all’85%. Una cultura che è più forte e più velleitaria anche della politica, ed infatti preferisce dare picconate alla legge 40 per interposta persona dei giudici, invece di ingaggiare un dibattito parlamentare aperto e trasparente».
Proprio i 2 milioni di firme raccolte per l’iniziativa europea “Uno di noi”, a tutela dei diritti dell’embrione, testimoniano, secondo Casini, una volontà popolare «più vicina ad una scelta di rispetto del bambino concepito, nel corpo della mamma o in una provetta. È singolare che proprio alla vigilia dell’avvio della fase politica ed istituzionale di “Uno di noi” sia arrivato dall’Italia un segnale, un ”pizzino”, alle Istituzioni europee». A giudizio del presidente del Movimento, «non è così che si può rifondare il nostro Paese e far ripartire il sogno europeo, costruito intorno ad un umanesimo integrale e ai diritti di ogni uomo, quale che sia il suo sesso, il suo colore o la sua età. È necessario un cambio di prospettiva. È necessario che i giudici rinuncino a vestire i panni del legislatore. È necessario che le lobby smettano di lucrare sulla pelle del più povero tra i poveri, come Madre Teresa definiva il non nato».
10 aprile 2014