Musica profana su testi sacri, i salmi di Benedetto Marcello
Concerto per soprano contralto, coro femminile e basso continuo a Sant’Eustachio in Campo Marzio di Mariaelena Finessi
Si può comporre musica profana a partire dai temi sacri? Se ci si chiama Benedetto Marcello la risposta è sì. Si può. Composizioni sui generis, che si distinguono dalla maggior parte di quelle profane proprio per l’omaggio che rendono all’antichità, e specialmente per il rilievo dato a canoni, fughe e per i temi derivati dal “cantus firmus” di diverse antiche tradizioni liturgiche. I lavori più noti, appartenenti a questa sfera, sono i 50 salmi musicati sui versi di Girolamo Ascanio Giustiniani. Opera monumentale – apparsa tra il 1724 e 1726 col titolo “L’Estro poetico-armonico. Parafrasi Sopra li primi (e Sopra li secondi) Venticinque Salmi” – in 8 volumi rappresenta la più importante testimonianza sia della grande erudizione, sia del talento creativo di Benedetto Marcello, con i suoi continui riferimenti agli autori del passato e al canto greco, ebraico e armeno. Ogni salmo è un’opera in sé completa e complessa, in cui la parafrasi di ciascun versetto biblico è concepita come un brano separato dagli altri, e varie sono le combinazioni vocali e strumentali adoperate. Il solo elemento peculiare a tutti i salmi è la preoccupazione del compositore di illustrare il significato del testo mediante la musica.
Di questo capolavoro, domenica 4 marzo a Sant’Eustachio in Campo Marzio, la rassegna dei “40 concerti nel giorno del Signore” presenterà il salmo III, “Dio perché o Dio perché” (“Domine quid moltiplicati sunt”) e il IV, “Nell’invocarti o mio Signor” (“Cum invocaret exsaudivit me Deus), entrambi per soprano contralto, coro femminile e basso continuo, e quindi il salmo VIII, “O di che lode, di che stupore” e il XIV, “O Signor chi sarà mai”.
Esecutori, un virtuoso soprano come Sara Della Porta e l’ensemble vocale “I nuovi affetti musicali”, «la cui caratteristica – spiega la poliedrica Paola Ghigo, fondatrice del gruppo e per l’occasione anche contralto e concertatore – risiede nel suo organico, tutto al femminile». Diplomata in pianoforte, in clavicembalo e in canto, perfezionatasi nella composizione e direzione d’orchestra, Paola Ghigo non disdegna l’attività teatrale e cinematografica. Sia come compositrice, che da esecutrice. «La musica – dice entusiasta – è un unicum per me, che non esclude esperienze».
A chiederle perché ha scelto di portare Benedetto Marcello all’attenzione del pubblico dei “40 concerti”, Ghigo racconta che molti anni fa venne coinvolta in una riedizione di alcuni salmi marcelliani presso l’Accademia filarmonica di Roma: «Avevo un ricordo tale di quell’esperienza al femminile da volerli riproporre a mia volta». Risultato azzeccato, c’è da scommetterci. Tanto più che quei salmi hanno saputo conquistare un’enorme popolarità in tutta Europa, almeno fino all’inizio del XIX secolo. E se il suo più acerrimo nemico fu Antonio Vivaldi, tra i grandi ammiratori di questa parte della produzione di Benedetto Marcello ci furono Goethe, Cherubini, Rossini e Verdi.
Il risultato «è un concerto davvero fruibile» (saranno eseguite anche tre sonate), mentre l’occasione di domenica «è buona pure per visitare chiese e palazzi altrimenti sconosciuti». «Una volta – racconta divertita Paola – prima di iniziare le prove nella Basilica dei Santi Apostoli, sparpagliammo le nostre cose un po’ovunque; lo stupore fu grande quando mi accorsi di aver poggiato il mio zaino su una lapide che diceva pressappoco così: “Qui giace Girolamo Frescobaldi”. No, non avrei mai immaginato che proprio uno dei più grandi compositori per clavicembalo potesse avere la tomba proprio lì, sotto i miei piedi».
Il prossimo appuntamento è per l’11 marzo a Santa Maria in Ara Coeli con l’Ensemble moldavo “Vasile Iovu”. Musiche di Bach, Haendel, Franck, Gluck, Schumann e Martinez. Ingresso libero, ore 20.30.
2 marzo 2007