Naufragio del Giglio, la gogna planetaria

Riflessione sui media: l’amplificazione della telefonata tra il Comandante della nave e la Capitaneria di porto dell’isola, che ha fatto il giro del mondo, non lascia scampo di Elisa Manna

Sono tra quanti (tanti, tutti?) sono inorriditi nell’ascoltare la registrazione della telefonata tra il Comandante della Costa Schettino e la Capitaneria di porto dell’isola del Giglio. Il pressapochismo, l’atteggiamento imbelle, l’assurda incertezza dell’uomo cui altri uomini avevano affidato l’enorme responsabilità di una nave di quella portata ci ha colpiti come uno schiaffo, ci ha turbato come se fossimo lì, ad osservare quell’assurda apocalissi.

Tutti in pochissimo tempo abbiamo avuto l’esatta percezione delle dimensioni della tragedia: e tutti abbiamo provato rabbia, sconcerto, una forma di nausea. Certamente niente a confronto di quello che possono aver provato i parenti delle vittime o dei dispersi. Ma comunque la partecipazione è stata globale e totalizzante: ciascuno di noi voleva, vuole essere aggiornato costantemente, anche se le dimensioni del dramma sono state da subito evidenti.

Il sistema dei media ha reso non l’Italia un Paese ostile al Comandante Schettino, ma il mondo. Quest’uomo, se anche riuscisse a fuggire, avrebbe contro l’intero pianeta, perché non c’è angolo del pianeta che non abbia sentito le sue scuse puerili, le sue irresponsabili fandonie. I media della nostra epoca sono impietosi verso i fragili, figuriamoci verso chi si è macchiato di colpe gravissime inanellando un tragico errore appresso all’altro.

Eppure, non posso fare a meno di riflettere su un altro aspetto: l’amplificazione di quella telefonata che ha fatto letteralmente il giro del mondo in poche ore non lascia scampo, non lascia possibilità di tregua. Un uomo certamente odioso, certamente inconsistente viene messo a nudo davanti al pianeta nella sua pochezza, nella sua tragica infingardaggine: pietà per le vittime, ma coltiviamo la pietà anche per i colpevoli.

18 gennaio 2012

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