«Né accanimento né eutanasia»
Quattro voci sulla campagna di sensibilizzazione lanciata da Scienza & Vita, che si concluderà il 5 dicembre a Roma di Massimo Angeli
In nome della libertà individuale non si può anticipare la morte
«Né accanimento, né eutanasia»: questo il titolo della campagna nazionale di riflessione e sensibilizzazione che l’associazione Scienza & Vita ha lanciato il 28 novembre a Firenze e che, dopo oltre 50 iniziative in tutta Italia, si concluderà a Roma martedì 5 dicembre. Obiettivo della manifestazione, spiegano gli organizzatori, è di «chiarire i termini del dibattito e argomentare le ragioni del rifiuto dell’accanimento terapeutico e dell’eutanasia». Ma la campagna vuole anche «promuovere l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, nonché interrogarsi sui limiti e i rischi del testamento di vita».
«Come successo in passato per la questione della fecondazione assistita, il dibattito sull’eutanasia è manipolato e forzato – spiega Antonio Ventura, presidente del Movimento per la Vita romano e dell’associazione Scienza & Vita Roma 4, promotrice nei giorni scorsi di un convegno sull’argomento -. Si presenta l’eutanasia come alternativa all’accanimento terapeutico, si introduce la distinzione fra eutanasia attiva e passiva e soprattutto si “droga” l’opinione pubblica presentandole casi sensazionali. Il vero problema è l’abbandono terapeutico – continua Ventura -, gli anziani senza assistenza domiciliare, la mancanza di strutture a lunga degenza, le famiglie con malati gravi lasciate da sole. L’eutanasia è una scorciatoia a tutto questo, ma le scorciatoie non sono accettabili quando in ballo c’è la vita umana».
«Il grosso timore è che dietro questo dibattito si nasconda una deriva materialistica della medicina – sostiene Giovanni Maria Pirone, direttore dell’Istituto italiano di medicina sociale e presidente dell’associazione Scienza & Vita Roma 2 -. In questi anni si è sviluppata un’idea della vita basata solo sull’efficienza fisica, sul benessere, sull’assenza del dolore che non può essere condivisa. Da una parte si parla di libera determinazione del cittadino e dall’altra si vuole imporre per legge un procedere valido per tutti – prosegue Pirone -. Ogni situazione va affrontata singolarmente e nel giuramento di Ippocrate c’è già il codice etico per capire cosa fare quando la vita volge al termine». Per dare sostegno concreto ai malati e alle loro famiglie, l’associazione nata per difendere la legge 40 dal referendum abrogativo dello scorso anno, ha presentato varie proposte di politica sociale. Tra queste, congedi parentali per aiutare le famiglie con malati gravi, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, il coinvolgimento effettivo delle famiglie nelle cure, la valorizzazione del volontariato socio-sanitario. Per fare chiarezza sui temi della bioetica, l’associazione ha presentato anche un’iniziativa editoriale: la rivista «I Quaderni di Scienza & Vita», che vuole coniugare «riflessioni rigorose sui temi della vita con la capacità di incidere sui processi informativi messi in campo dai mass media».
«Una riflessione seria sull’eutanasia deve prescindere dal singolo caso sbattuto in prima pagina per provocare una reazione emotiva – chiarisce Gianluigi De Palo, presidente delle Acli provinciali e responsabile dell’associazione Scienza & Vita Roma 1 -. A tutti il caso di Welby suscita pietà, ma quella situazione non può diventare emblematica, non può giustificare la richiesta di una normativa sull’anticipazione volontaria della morte. Nella domanda dell’eutanasia incorrono vari fattori – continua De Palo – e tra questi anche la scarsa conoscenza delle possibilità offerte dalle cure palliative e dalla terapia del dolore. Quando queste vengono messe in atto, quando si vince la paura e la solitudine, si riduce anche la richiesta di eutanasia».
Molto scetticismo genera anche il cosiddetto Testamento di vita o biologico, nel quale un individuo potrebbe indicare i trattamenti medici cui intende essere sottoposto nel caso non possa più dare il proprio consenso. «Un atto del genere apre scenari di autodeterminazione inquietanti, che mettono in crisi l’intangibilità della vita umana – sottolinea Fabio Cristofori, presidente dell’associazione Scienza & Vita Roma 3 -. A parte il fatto che si rompe il patto di solidarietà tra medico e malato, trovo pericoloso che, in un momento lontano dagli eventi, una persona possa manifestare le sue intenzioni sulla fase terminale della propria esistenza. Mutando i contesti cambiano anche le idee e quello che è impossibile oggi potrebbe essere possibile domani».
L’appuntamento conclusivo della campagna è fissato per martedì 5 dicembre, alle 9.30, presso la Sala Capranichetta, in piazza Montecitorio.
3 dicembre 2006