Salute e migranti, pregiudizi da sfatare
I dati dell’Imnp: a Lampedusa solo tre casi di immigrati con malattie infettive: malaria, tubercolosi e sieropositività. Al convegno Fnomceo si invita alla cooperazione sanitaria di Jacopo D’Andrea
A Lampedusa solo tre immigrati con malattie infettive. Un dato positivo, che invita a sfatare il pregiudizio secondo cui i migranti sarebbero portatori di patologie pericolose. Si è parlato di questo, ma anche di cooperazione sanitaria, venerdì scorso (20 maggio) durante la conferenza promossa da dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo). L’appuntamento ha inoltre offerto l’occasione per presentare il convegno internazionale sullo stesso tema, cioè “Salute e migranti”, in programma 17 e 18 giugno a Giardini Naxos (Taormina).
Tra i relatori della giornata romana, Concetta Mirisola, commissario straordinario dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti (Inmp). «Sono solo tre i casi di patologie infettive rilevati tra gli immigrati sbarcati a Lampedusa a partire dall’11 aprile (primo giorno di assistenza dell’Inmp sull’isola, ndr) – ha dichiarato –: si tratta di un immigrato affetto da malaria, un caso di tubercolosi e un caso di sieropositività al virus Hiv in una donna in gravidanza». La dottoressa ha fornito anche altri numeri concreti dell’attività sanitaria svolta dall’istituto che coordina: «La nostra équipe ha assistito a 45 sbarchi per un totale di 9mila 303 immigrati curati, tra cui da 8mila 179 maschi e 857 donne». Quanto ai minori, «dall’11 aprile, quelli accompagnati sono stati 134 – ha rilevato – mentre quelli non accompagnati sono stati 33».
Ma quanti migranti sono presenti attualmente a Lampedusa? «Si tratta di 989 migranti dei quali 802 uomini e 92 donne (due in gravidanza) – ha affermato Mirisola –, inoltre sono presenti 19 minori accompagnati e 76 minori non accompagnati». Tutto ciò, secondo la dottoressa, non deve «impaurire ma è necessario, anzi, togliersi il pregiudizio per cui i migranti porterebbero malattie: infatti tra essi sono quasi totalmente assenti le patologie infettive». Se mai si registrano «disturbi dovuti alle traversate e alle difficili condizioni dei viaggi – ha sottolineato ancora –: traumi da sbarco, disidratazione, ipodermie, infiammazioni alle vie urinarie». Dunque, in base a questi dati, la Mirisola ha teso a tranquillizzare gli animi lanciando un appello: «A Lampedusa si può fare turismo: promuoviamolo. Anche perché ci sono state molte disdette in tal senso».
Sul problema della «migrazione invisibile» si è espresso, invece, il presidente nazionale dell’Fnomceo Amedeo Bianco. «In base all’articolo 32 della nostra Costituzione – ha detto – non c’è bisogno di essere cittadini per essere curati nel nostro paese». Quindi, «a fronte di 5 milioni d’immigrati regolarizzati, c’è il problema di compensare l’asimmetria degli immigrati invisibili non regolarizzati. È un problema di salute pubblica: vanno portati dentro il sistema», ha concluso Bianco.
23 maggio 2011