Santa Cecilia e il capolavoro della scultura del Maderno

di Marco Frisina

Santa Cecilia è una di quelle figure, insieme storiche e simboliche, di grande significato per Roma. La giovane patrizia che decide di donarsi totalmente a Cristo nella verginità e che convince il suo sposo Valeriano a fare altrettanto è un personaggio che ha esercitato un fascino straordinario nella storia della Chiesa. Lo stesso racconto del martirio ce la presenta eccezionalmente forte e coraggiosa, simbolo fortissimo dell’amore a Dio che diviene canto e lode anche nella sofferenza del martirio. Nell’821 Papa Pasquale I trasferì il sarcofago contenente il corpo di Santa Cecilia dalle catacombe di San Callisto nella cripta della nuova chiesa da lui edificata, e nel 1599, durante i restauri della basilica in vista del Giubileo del 1600, compiendo la ricognizione del suo corpo, Cecilia fu ritrovata incorrotta, nella stessa posizione che aveva al momento della sua morte. Il cardinale Sfondrato, titolare della basilica, incaricò lo scultore Stefano Maderno di ritrarla così come era stata rinvenuta e lo scultore ne trasse un capolavoro che i recenti restauri hanno ancora più valorizzato. La testa reclinata all’indietro con la profonda ferita della decapitazione, le mani che indicano la fede nel Dio Uno e Trino, la posa così drammatica e nel contempo serena della santa colpiscono profondamente e commuovono. Quel canto dolce e sommesso risuona ancora oggi nella stupenda basilica a lei dedicata e si diffonde per tutta Roma, come un dolce richiamo verso il cielo fatto della fede e dell’amore della giovane Cecilia.

22 novembre 2009

Potrebbe piacerti anche