Schmitt: «La musica penetra nell’intimo»

L’autore de “La donna allo specchio” racconta la scelta di raccontare al femminile, con un punto di vista «più libero di quello degli uomini», e la sua nostalgia «del musicista che non sarò mai» di Paolo Pegoraro

Éric-Emmanuel Schmitt è l’autore di best seller quali Oscar e la dama in rosa (Rizzoli 2004) e Il Vangelo secondo Pilato (San Paolo 2010). Dalle sue opere sono stati tratti numerosi film e opere teatrali. Uno dei suoi ultimi titoli giunti in Italia è La donna allo specchio (Edizioni e/o 2012, pp. 395, € 19,50), il ritratto di tre secoli visti attraverso gli occhi di tre protagoniste che tentano di comprendere il proprio tempo attraverso tre vie del sapere. Abbiamo incontrato Schmitt durante un suo passaggio nella Capitale per la presentazione di questo libro.

In Italia giunge ogni anno un suo nuovo volume, un ritmo davvero molto alto. Come trascorre le sue giornate di scrittore?
In realtà scrivo molto poco nell’arco di un anno, ma… sogno sempre. Viaggio, vedo film, vado a teatro, ascolto tantissima musica, sono un grande passeggiatore e amo camminare nella foresta… e intanto le storie si costruiscono nella mia testa. E quando sento che una storia è pronta, mi siedo e la scrivo. Quest’operazione mi prende soltanto il tempo materiale della scrittura. Per questo, pur scrivendo poco, pubblico molto.

Ne “La donna allo specchio” lei si è volutamente calato nel punto di vista femminile per affrontare le questioni esistenziali…
Il punto di vista femminile è solitamente più libero di quello degli uomini. Se si guarda agli scritti di uomini in epoca medioevale e rinascimentale si nota che sono testi dogmatici o di rottura con la tradizione, mentre i testi femminili – delle poetesse mistiche, ad esempio – prediligono un approccio fondato sull’esperienza, sulla sensorialità e sul corpo. Poiché non avevano accesso alla grande teologia, retorica e filosofia, sono state costrette a esprimere il proprio sentire in modo analogico o metaforico: con la poesia. Che tuttavia, nel corso dei secoli, si è dimostrata molto più udibile.

Quindi per l’uomo sarebbe più facile perdersi nelle astrazioni?
Noi uomini abbiamo un problema: possiamo dimenticare il nostro corpo. Una donna non può – almeno una volta al mese il suo corpo si ricorda di lei – e inoltre porta in sé la promessa di una vita: il suo corpo è un orologio che scandisce gli anni nei quali può generare. Il corpo delle donne è molto più connesso con il tempo, con la terra e con il cosmo rispetto a quello di un uomo.

Lei ha cominciato anche una serie di quattro volumi dedicati alla musica classica: Mozart, Beethoven, Schubert e Bach. Come mai?
Sono uno scrittore che porta in sé la nostalgia del musicista che non sarà mai. Avrei dato tutto per poter essere un musicista: ho studiato musica, suono il pianoforte… eppure non ho alcuna immaginazione in campo musicale. Ogni tanto componevo cose orribili con quattro secondi di cose buone. Non mi rendevo conto di avere un’immaginazione letteraria. Ma sono molto felice di poter porre la musica più in alto di ogni altra….

Anche più in alto della sue amate filosofia e letteratura?
Certo. La musica non solo prescinde dalle lingue, ma penetra veramente nella nostra intimità più profonda. Niente come la musica riesce a cambiare la mia anima in pochi secondi. Posso essere triste e, grazie alla musica, diventare allegro. Posso essere spiritualmente arido e la musica mi farà venire le lacrime agli occhi. Per questo reputo i musicisti più dei filosofi: sono guide spirituali. Mozart mi dà lezioni di felicità. Beethoven mi dà lezioni di gioia. Schubert mi dà lezioni di tristezza, ovvero: mi insegna ad amare la tristezza, perché la rende bella.

E Bach?
Bach mi insegna a purificare la mia fede. La mia fede è sporca, piena di scorie e buchi, mentre quella di Bach è compatta, splendida, allo stesso tempo orizzontale e verticale. Bach m’innalza e mi eleva. È con lui che concluderò la mia tetralogia sulla musica: perché più è lungo il mio appuntamento verso questo libro, più sarò in cammino verso Bach.

8 ottobre 2012

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