Stile «Gemelli»: professionalità e valori umani

A cinquant’anni dalla scomparsa del francescano, un convegno sul Policlinico che Giovanni Paolo II definì: «Vaticano terzo» di Mimmo Muolo (Avvenire)

Padre Agostino Gemelli aveva un sogno. Ma mai avrebbe potuto immaginare che il suo sogno si sarebbe avverato a tal punto da meritarsi una definizione tanto importante quanto quella coniata per il «suo» policlinico da Giovanni Paolo II. «Vaticano terzo». La circostanza è stata ricordata ieri dal cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi, intervenuto alla presentazione del libro “Il Gemelli. Dal sogno di un francescano all’ospedale del futuro”, nell’ambito del convegno internazionale organizzato dall’Università Cattolica di Roma sul tema “Sfidare il futuro guardando al passato”, che inaugura le iniziative romane dell’ateneo in memoria dei 50 anni dalla scomparsa di padre Gemelli.

«Quando Pio XI donò il vasto terreno per la Facoltà di medicina dell’Università Cattolica per l’annesso policlinico, e quando Pio XII incaricò monsignor Dall’Acqua, sostituto della Segreteria di Stato, di sollecitare perché si iniziasse a dare concreta attuazione al progetto – ha ricordato il cardinale Re – nessuno dei due Pontefici poteva immaginare che, in un giorno non molto lontano un loro successore al soglio di Pietro avrebbe, in tono scherzoso, definito il policlinico Gemelli come il “Vaticano terzo”, dove ben nove volte Giovanni Paolo II fu ricoverato».

Il francescano fondatore, ha aggiunto il prefetto della Congregazione per i vescovi, «voleva una Facoltà di medicina e un policlinico all’avanguardia dal punto di vista del progresso scientifico, ma soprattutto che la facoltà e il policlinico fossero ancorati ai valori umani e cristiani, al servizio degli ammalati, i quali hanno bisogno di interventi chirurgici e di medicine, ma anche di calore umano e di cuore». «Agostino Gemelli – ha proseguito il porporato – si dedicò con cura a ripulire l’ambiente e ad assistere con amore gli ammalati, facendo molte volte quello che gli infermieri non sapevano fare o facevano con ripugnanza». Infatti, ha sottolineato nella sua relazione, «da quando il Figlio di Dio si è identificato con il malato e con il sofferente, una motivazione superiore e un’energia nuova devono animare il medico. Questa era la convinzione di padre Gemelli. Egli aveva una visione altissima del lavoro e della missione del medico, poiché aveva un’alta visione della dignità di ogni uomo e di ogni donna».

Infine il cardinale, soffermandosi sulle “nuove frontiere” della Facoltà di medicina sul versante della ricerca, ha ricordato che l’Università Cattolica «si è attestata in questi anni su una posizione di eccellenza», grazie alla sua capacità di «coniugare l’avanzamento delle conoscenze scientifiche con la centralità irrinunciabile dell’essere umano». Una «grande speranza» per il futuro, ha concluso Re, è la ricerca sulle cellule staminali adulte, portata avanti dal Laboratorio del “Gemelli” sulle cellule staminali e le terapie cellulari. Numerosi interventi sono seguiti poi a quello del porporato.

Erano presenti, tra gli altri, Franco Fontana, direttore della Luiss School, Cesare Catananti, direttore del Policlinico, e Antonio Cicchetti, direttore amministrativo della Cattolica. «Se tutta la sanità italiana – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta – potesse funzionare domani come funziona il Policlinico Gemelli, sarebbe un gran passo avanti per la sanità italiana». Letta ha parlato di uno «stile Gemelli» e ha spiegato: «È l’umanità che qui fa la differenza, è spostare l’attenzione dalla malattia al malato. E io vorrei fosse di esempio e contagiasse anche le altre strutture». Così il sogno del grande francescano continua.

12 giugno 2009

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