Sul mare, amore e speranze dei giovani secondo D’Alatri
Il racconto di una storia d’amore tra due ventenni sull’Isola di Ventotene, affidata alla bravura di due esordienti di Massimo Giraldi
Il titolo è stringato, immediato e fortemente evocativo: “Sul mare”. È il nuovo film firmato da Alessandro D’Alatri, regista tra i più capaci in Italia di attraversare molti generi cinematografici, sempre conservando una misura e una densità narrativa esemplari. Di lui si possono ricordare “Senza pelle”, “I Giardini dell’Eden” (sugli anni giovanili di Gesù), “Casomai” per capire come il cambiamento sia finalizzato ad ampie analisi di diversi settori del nostro vivere quotidiano.
Qui si racconta una storia d’amore tra due ventenni, lei una studentessa di Genova in vacanza, lui un operaio e, d’estate, barcaiolo che porta in giro i turisti. Terzo protagonista è lo scenario intorno, ossia Ventotene. D’Alatri ha passato alcuni mesi sull’isola, usando una telecamera Hd, girando in digitale, costruendo cioè un’opera sperimentale, affidata a due attori/non attori, esordienti perché, dice il regista, «in loro si vede la vita». C’è un sentimento che nasce all’improvviso tra i giovani, e forse questo non è nuovo.
Imprevista, e piena di emozione, è la semplicità con cui si racconta il fatto. Costruito su eventi semplici, il racconto diventa una strada aperta sull’autenticità delle situazioni. Bisogna non raccontare il finale, che confluisce su uno spartito di sensazioni tra felicità, delusione, ricordi, richiamo a qualche mistero più profondo. Un film che si apre alla vita e alla speranza. Anche nel futuro del cinema.
6 aprile 2010