Tischbein: il pittore-poeta
Fino a novembre alla Casa di Goethe, disegni e illustrazioni dell’artista amico dello scrittore tedesco di Francesca R. Cicero
La Casa di Goethe a Roma per alcune settimane diventa la Casa di Tischbein, con una mostra di 220 disegni, distribuiti per la prima volta oltre gli spazi consueti destinati alle esposizioni temporanee.
Johann Heinrich Wilhelm Tischbein (1751-1829), è stato a lungo ricordato solo per il celeberrimo dipinto “Goethe nella campagna romana”, nel quale il poeta è ritratto seduto su un capitello con un grande cappello e una mantella bianca. Dipinto divenuto icona ufficiale di Goethe nonostante, per gli errori anatomici delle proporzioni, abbia ricevuto giudizi severi che ne fraintendevano l’intento compositivo. La mostra intende restituire dignità al pittore, la cui attività artistica e lo stile di vita condotto riflettono quella sensibilità neoclassica e preromantica affermatasi nel periodo di transizione tra Settecento e Ottocento.
Tischbein infatti, dopo un periodo d’apprendistato, s’introduce nelle corti delle più importanti città della Germania, diventandone ben presto il ritrattista ufficiale. Vinta una borsa di studio, compie (come Andersen, Chateaubriand, Lord Byron e lo stesso Goethe) un viaggio in Italia, crocevia di intellettuali e artisti provenienti dall’Europa e dal Nord America, che completavano l’iter classico di formazione dell’uomo di cultura del tempo, effettuando il cosiddetto “grand tour”. Ovvero, la visita delle principali città della penisola, ricche di fascino non solo per le testimonianze del passato, ma anche per le feste e gli spettacoli teatrali e musicali che offrivano.
Nell’ottobre del 1786 Tischbein conosce a Roma Goethe, col quale intratteneva da tempo una corrispondenza epistolare. Tra i due nasce un’amicizia determinante nell’influenzare la sensibilità poetica e la visione artistica dell’uno e dell’altro, anche se predominante era la personalità di Goethe. I due, pur continuando a scriversi, si separano artisticamente nel 1787 quando Tischbein diventa direttore della Reale Accademia di Napoli, città dalla quale sarà costretto a fuggire in seguito all’arrivo delle truppe napoleoniche e alle sollevazioni popolari, facendo ritorno in Germania. Ma il legame tra poesia e disegno costituirà sempre la peculiarità delle sue opere, concepite proprio come pendants di testi letterari, e non come semplici illustrazioni. Intreccio indissolubile che gli valse l’appellativo di “pittore-poeta”.
Interessanti in tal senso il ciclo degli “Idilli” completati da versi di Goethe, la cui opera “La volpe Reinecke” ispira a sua volta Tischbein nella rappresentazione dell’affascinante mondo fisiognomico delle favole di animali. In mostra acquerelli, gouaches e fogli che ricreano la vivacità culturale e l’allegria del suo soggiorno romano. Presenti disegni di personaggi omerici, miranti all’individuazione di modelli pedagogici di virtus – concepiti in un periodo storico di grandi movimenti nazionalistici e di entusiasmi culturali, legati anche ai rinvenimenti archeologici delle città vesuviane di Ercolano e Pompei – e tutta una serie di rappresentazioni ispirate a un mondo arcadico, popolato da soggetti floreali, fauni e figure mitologiche, apprezzabili nella loro totalità più che singolarmente.
“Tischbein – Il pittore poeta”, fino al 19 novembre 2006 presso la Casa di Goethe, in Via del Corso 18. Orario: dalle ore 10alle 18. Chiuso il lunedì. Ingresso: 4 euro; ridotto 3 euro. Per informazioni: tel. 06 32650412.
27 settembre 2006