Un libro dedicato alla “Porta Fidei”
Presentato alla Lateranense il volume di monsignor Mauro Cozzoli, docente di teologia morale, “Pensare, professare, vivere la fede”. Il cardinale Vallini: «Credere non è mai un fatto individuale ma eccelsiale» di R. S.
“Pensare, professare, vivere la fede. Nel solco dell’esortazione apostolica Porta Fidei”. È il volume di monsignor Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, presentato ieri, 20 febbraio, nella sede dell’ateneo. A introdurre i lavori, il rettore, il vescovo Enrico Dal Covolo, che ha individuato nell’esortazione apostolica “Porta Fidei”, con la quale Benedetto XVI ha indetto l’Anno della fede, una sorta di «autobiografia spirituale del Papa», una «guida autorevolissima per leggere questi giorni drammatici e fin troppo chiacchierati di un Pontefice che passerà alla storia come uno dei più grandi maestri della Chiesa». Quindi ha citato l’ultimo passaggio dell’esortazione apostolica per sottolineare che «le prove della vita, mentre consentono di comprendere il mistero della Croce e di partecipare alle sofferenze di Cristo, sono preludio alla gioia e alla speranza cui la fede conduce». Con quella «sicura fiducia» con la quale ci affidiamo al Signore, ha concluso monsignor Dal Covolo, «vogliamo vivere questi giorni anche quando non riusciamo a comprenderli del tutto».
«La fede non è un’idea, un ragionamento, ma un incontro che si alimenta in quell’ossigeno naturale che chiamiamo preghiera, in cui Dio ci parla». Per il cardinale vicario Agostino Vallini, Gran Cancelliere della Lateranense, «la fede come concetto non esiste: non vediamo la fede ma persone credenti». E il credente, ha continuato, «è colui che è capace di consegnarsi al Signore: credere vuol dire coinvolgersi, rispondere a una iniziativa di Dio». Il cammino della fede è, secondo il cardinale Vallini, «un percorso che va dalla logica della pura ragione a quella della risurrezione». E la «porta» di questo passaggio «è la croce». In ogni caso, comunque, ha sottolineato il cardinale Vallini, la fede non è mai un fatto individuale ma ecclesiale: chi crede, ha sottolineato, «non sta di fronte ma è dentro, è aggregato». Il modello, ha ricordato, è quello proposto da Gesù: «Vivere la fede significa vivere nella carità, ascoltare gli ultimi, sentire che ci appartengono».
Tra i relatori della mattinata anche monsignor Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, intervenuto sul tema “Pensare la fede”. «Il logos divino che in Cristo ha assunto forma umana è la ragione che giunge per la fede», ha precisato citando il Santo Padre che nel 2006 a Ratisbona affermava che «non agire con il logos è contrario alla natura di Dio». La ragione, ha ribadito monsignor Müller, «impara dalla fede e la fede impara dalla ragione». Alla teologia il compito dello «sforzo scientifico per chiarificare la fede», che di essa ha bisogno per non diventare «scienza della religione».
“Professare la fede”: questo il tema affidato al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, che ha evidenziato come l’etimologia del verbo professare indichi «la concordanza in una dichiarazione comune», ma anche «dichiarazione aperta e sincera». Professare la fede è quindi «il sigillo dell’identità cristiana», è «confermare la propria identità insieme ad altri». E la fede ha sempre bisogno di essere espressa e motivata, «anche oggi, soprattutto davanti alle incomprensioni».
21 febbraio 2013