Una provocazione per l’industria dei media
La pubblicità esalta il gioco d’azzardo con suggerimenti che grondano ipocrisia, nonostante si vadano moltiplicando denunce sui suoi danni sociali. Urge un sussulto di responsabilità di Elisa Manna
Il gioco d’azzardo deve continuare a prosperare. Non si sa chi lo ha deciso, non si sa fino a che punto siano volontà legalmente giustificabili, ma sul fatto che sia un’onda inarrestabile sembrano esserci pochi dubbi. Per quanto oggi si vadano moltiplicando le denunce da parte di quotidiani (è il caso di Avvenire), di rappresentanti istituzionali (è il caso del Consiglio Nazionale degli Utenti), di leaders d’opinione, la pubblicità e l’induzione di un comportamento individuale che sta portando a problemi sociali molto seri marcia a ritmo serrato.
E che pubblicità! Scenari che fanno sognare il lusso, l’ovattata tranquillità di chi, tra un brandy e una battuta tra”gente che conta”, punta qualche fiche milionaria sul numero magico della fortuna: intorno alla roulette è un turbinìo di mise elegantissime da gran sera per signora e di aitanti signori in abito grandi occasioni; ma il tutto richiama l’atmosfera del piacevole passatempo, di una serenità altoborghese se non aristocratica, insomma esattamente il contrario di quella che è la condizione sociale di chi gioca d’azzardo oggi: prevalentemente persone poco abbienti, che sfidano la sorte per tentare il tutto per tutto, altro che piacevole passatempo.
E si concludono, queste fantastiche pubblicità, con suggerimenti grondanti ipocrisia: gioca il giusto, gioca solo se hai più di 18 anni…. Come se non si sapesse che immagini patinate e attraenti hanno molto più appeal di qualsiasi suggerimento verbale!
Ora, è vero che l’industria dei media accusa la crisi, che i giornali e le televisioni stanno accusando il colpo dell’invasione di Internet e che, come diceva qualcuno, “pecunia non olet”, ma mi verrebbe da fare una provocazione: dei semplici baristi, qui e là per l’Italia, si stanno rifiutando, anche con qualche rischio, di posizionare nel loro locale le slot machine.
Perché qualcuno dei potentissimi media non segue l’esempio e rifiuta di stampare o mettere in onda queste diaboliche pubblicità traboccanti di ipnotiche speranze per poveri disperati? Sarebbe bello se qualcuno rispondesse.
11 aprile 2013