Via Crucis del Papa al Colosseo, nelle stazioni il dolore del mondo
La Lev pubblica le meditazioni scritte da monsignor Bregantini: spazio alla crisi economica, alle storie degli immigrati, al disagio dei giovani, alle ferite delle donne e dei bambini. Nelle cadute, la speranza di R. S.
C’è il mondo di oggi, con le sue piaghe, nelle riflessioni scritti dall’arcivescovo di Campobasso – Bojano Giancarlo Bregantini per la Via Crucis che il Papa presiederà il prossimo 18 aprile, Venerdì Santo, al Colosseo, e che la Libreria Editrice Vaticana pubblicherà domani, martedì 15 aprile. Nelle 14 stazioni della Passione, dunque, spazio alla crisi economica, alle storie degli immigrati, al disagio dei giovani, alle ferite delle donne che subiscono violenze, ai traumi dei bambini abusati. E ancora, al dolore di quelle madri che hanno perso i loro figli nelle guerre, nel baratro della droga o dell’alcol. Ma nelle cadute di Cristo in cammino verso il Golgota c’è già anche la certezza della speranza: il legame intenso con Dio nel momento della prova è capace di alleggerire ogni croce. Allora, fa notare l’arcivescovo, diventa possibile accettare la fragilità, senza scoraggiarsi davanti al fallimento. Significativo anche il ruolo del Cireneo, colui che ha aiutato Gesù a portare la croce, che ancora oggi testimonia che andare incontro all’altro, offrire il proprio aiuto, genera fraternità, e fa scoprire Dio in ogni essere umano.
Nelle riflessioni di monsignor Bregantini ci sono pure le realtà del Sud Italia: i piccoli uccisi dai tumori causati dagli incendi dei rifiuti tossici, i richiedenti asilo che non trovano accoglienza, i detenuti, e tutti gli “ultimi” della nostra società. Ma nella Passione tratteggiata dalle meditazioni dell’arcivescovo c’è anche la Chiesa, di cui è simbolo quella tunica rimasta intatta, segno dell’unità da ritrovare, con un «cammino paziente, in una pace artigianale, costruita ogni giorno». La strada da percorrere: il perdono reciproco e la riconciliazione. Da ultimo, l’immagine che ha attraversato i secoli: Gesù morto, tra le braccia della Madre. Per il presule, un’icona che racconta la forza dell’amore, che neanche la morte può spezzare: «L’amore è più forte della morte».
14 aprile 2014