17 morti nelle proteste in Perù. I vescovi: «Fermare con urgenza la violenza»

Scontri tra forze dell’ordine e cittadini che chiedevano le dimissioni della presidente Boluarte, la chiusura del Congresso e nuove elezioni. In migliaia hanno cercato di occupare l’aeroporto

La violenza torna a squarciare il fragile assetto democratico del Perù, citato anche da Papa Francesco nel suo discorso di inizio anno al corpo diplomatico. Almeno 17 persone sono rimaste uccise a Juliaca, nella regione sudorientale di Puno, in seguito agli scontri tra le forze dell’ordine e i cittadini che chiedevano le dimissioni della presidente Dina Boluarte, la chiusura del Congresso e nuove elezioni. In migliaia – 9mila secondo il governo –  hanno cercato di occupare l’aeroporto, bloccati dalla polizia. Tutto questo ieri, 10 gennaio, nel giorno in cui si riuniva a Lima il primo forum dell’Accordo nazionale alla presenza della presidente Boluarte e, tra gli altri, del presidente della Conferenza episcopale peruviana Miguel Cabrejos.

Nel sesto giorno delle proteste del 2023, dopo quella avviate il 7 dicembre 2022 dopo la destituzione dell’allora presidente Pedro Castillo e poi sospese per le festività natalizie, permangono blocchi stradali in almeno sei regioni del centro-sud del Paese.

Immediata la condanna delle violenze da parte della Conferenza episcopale peruviana. «Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie dei fratelli defunti e la nostra vicinanza pastorale ai feriti», scrivono i vescovi, che aggiungono: «Ci dispiace anche che questi eventi si siano verificati, da un lato, in conseguenza della distorsione del diritto alla protesta, ricorrendo a illegalità; e, dall’altro, per l’eccessivo uso della forza. Entrambe le situazioni sono riprovevoli e in entrambe è necessario individuare tempestivamente i responsabili. Dobbiamo distinguere le affermazioni giuste da altre che non consentono un dialogo razionale. Non possiamo lasciare che il Perù venga distrutto dalle nostre stesse azioni, o che cada in un baratro istituzionale», il monito. Di qui le richieste: «Chiediamo al governo di fermare con urgenza la violenza e le morti da qualunque parte provengano; alla procura della Repubblica e alla magistratura indagare e sanzionare; e, al Congresso, di prendere le decisioni necessarie per la situazione e la pace sociale del Paese. Camminiamo insieme – concludono i vescovi – per costruire la pace nel nostro amato Perù».

A questo primo appello ha fatto seguito un altro, questa mattina, dopo l’efferata uccisione ieri, 10 gennaio, di un agente di polizia, bruciato vivo nella sua automobile. «Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale peruviana condanna l’attentato contro una pattuglia della Polizia di Puno, che si è conclusa con la morte del vice ufficiale José Luis Soncco Quispe (29 anni), bruciato vivo dentro un veicolo della Polizia. Ribadiamo che l’unico proprietario della vita e della morte è Dio, nostro Signore», scrivono i vescovi, ribadendo che «non possiamo tornare all’epoca oscura del terrore che ha tenuto il Paese nel lutto per vent’anni. Questa situazione merita l’energica e forte condanna di tutti, per riaffermare con assoluta urgenza l’imperativo: no alla violenza, da qualunque parte venga! Basta morti, sì alla vita! La vita è sacra».

Dai presuli, ancora, «le più sentite condoglianze ai parenti e alla Polizia nazionale del Perù. Allo stesso modo – proseguono -, rinnoviamo le nostre condoglianze alle famiglie degli altri defunti e chiediamo che le morti siano debitamente indagate. Chiediamo ai gruppi contendenti di garantire il trasferimento dei feriti, consentendo l’ingresso e l’uscita delle ambulanze negli ospedali». Nel frattempo, la presidente Dina Boluarte ha decretato nella regione di Puno lo stato d’emergenza e tre giorni di coprifuoco, mentre la procura generale dello Stato ha avviato un’inchiesta su di lei, sul primo ministro Alberto Otárola e su altri ministri per “genocidio e omicidio”, in riferimento a quanto accaduto lunedì 9 gennaio e alla repressione della polizia, che secondo alcune testimonianze avrebbe iniziato a sparare in modo indiscriminato.

11 gennaio 2023