50 anni fa l’omicidio del commissario Calabresi

Il presidente Mattarella: «La Repubblica non dimentica i suoi caduti. La memoria è parte delle nostre radici ed è ragione e forza per le sfide dell’oggi». La solidarietà a moglie e figli

50 anni fa, il 17 maggio 1972, moriva il commissario Luigi Calabresi, ucciso a colpi di pistola da un commando davanti alla sua casa. Per il suo omicidio è stato condannato come mandante Giorgio Pietrostefani, tra gli ex terroristi arrestati in Francia.

«La Repubblica non dimentica i suoi caduti», assicura in occasione dell’anniversario il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La memoria – prosegue – è parte delle nostre radici ed è ragione e forza per le sfide dell’oggi». Il capo dello Stato parla di «criminale agguato terroristico» che stroncò la vita del commissario, «servitore dello Stato democratico fino al sacrificio. In figure come il commissario Calabresi – rileva – sono testimoniati valori che consentono all’intera comunità di progredire, di trovare l’unità necessaria nei momenti più difficili, di sentirsi responsabile verso le nuove generazioni».

Nelle parole di Mattarella anche la rinnovata «solidarietà e vicinanza del popolo italiano alla moglie e ai figli, costretti a pagare il prezzo più alto alla barbarie di un tempo drammatico, in cui il furore ideologico giunse all’estremo della ferocia e del disprezzo di ciò che è più umano. Il coraggio, la compostezza della moglie Gemma Calabresi Milite, dei tanti familiari delle vittime dei terrorismi, sono diventati negli anni pietre miliari di una ricomposizione della comunità attorno ai principi del rispetto, di una ricostruzione paziente del tessuto civile lacerato dalle morti di tanti uomini e donne dello Stato, di dirigenti, lavoratori e dall’odio che le bande del terrore seminavano con le loro azioni e le loro parole», evidenzia ancora il presidente, rimarcando che «la difesa di quelle libere istituzioni che i nostri padri ci avevano consegnato è avvenuta senza rinunciare in alcun modo ai diritti fissati nella Costituzione, nostra carta di identità nazionale». Si tratta, conclude, di «un insegnamento che non va dimenticato, prezioso per i giovani, per aiutarli a costruire il futuro di cui saranno artefici e protagonisti».

17 maggio 2022