8 marzo: il pensiero di Mattarella alle donne ucraine

La celebrazione della Giornata nel salone dei Corazzieri, al Quirinale, condotta da Matilda De Angelis. «L’indifferenza di fronte all’arbitrio, il peggiore dei mali»

“Giovani donne che progettano il futuro”. Questo il tema che ha fatto da filo conduttore alla celebrazione della Giornata internazionale delle donne, questa mattina, 8 marzo, nel salone dei Corazzieri del palazzo del Quirinale. Una cerimonia trasmessa in diretta su Rai 1, condotta da Matilda De Angelis, che ha letto alcuni brani di Maria Montessori, Filippo Maria Battaglia ed Elena Loewenthal. Quindi, hanno portato la loro testimonianza Oksana Lyniv, direttrice d’orchestra ucraina del Teatro Comunale di Bologna, e alcune giovani donne impegnate in diversi campi dell’economia e del sociale: Tania Di Giovanni, Fabrizia Grassi, Giada Dalle Vedove, Evelyn Pereira e Federica Vasapollo. Subito dopo, l’intervento del ministro per le Pari opportunità e Famiglia Elena Bonetti.

A concludere l’evento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha richiamato alla necessità di «un più forte impegno per la pace, perché si ritirino le forze di occupazione e si fermino le armi, perché sia ripristinato il diritto internazionale e siano rispettate le sovranità nazionali»; un impegno a cui chiama «la nostra responsabilità di cittadini, di europei». Il primo pensiero, infatti, è andato alle donne ucraine: «Madri, lavoratrici, giovani, colpite da una violenza inattesa, crudele, assurda – le parole del capo dello Stato -. Donne che partecipano coraggiosamente alla difesa della loro comunità, donne costrette a ripararsi nei rifugi d’emergenza, che lasciano le loro case e il loro Paese, che hanno paura per i loro figli, che prestano cura ai più deboli, che piangono morti innocenti. E tante, troppe, sono le donne già cadute in questo ingiustificabile conflitto. Nelle guerre le donne pagano sempre prezzi altissimi. Come donne, come madri, come compagne di vita. Vittime dell’insensatezza della guerra, vittime spesso di violenze brutali. Eppure la loro forza nel dolore, la loro dignità, si sono sempre rivelate energie insostituibili di resistenza, di coesione, di pacificazione, di ricostruzione».

Nelle parole di Mattarella anche l’omaggio alla comunità ucraina presente in Italia, a cui «desideriamo esprimere loro riconoscenza e vicinanza in questi giorni così drammatici», ha detto. Per il capo dello Stato, «l’indifferenza fronte all’arbitrio e alla sopraffazione è il peggiore dei mali. In gioco non c’è solo la libertà di un popolo ma la pace, la democrazia, il diritto, la civiltà dell’Europa e dell’intero genere umano». E ancora: «Non è tollerabile – e non dovrebbe essere neppure concepibile – che, in questo nuovo millennio, qualcuno voglia comportarsi secondo i criteri di potenza dei secoli passati; pretendendo che gli Stati più grandi e forti abbiano il diritto di imporre le proprie scelte ai Paesi più vicini, e, in caso contrario, di aggredirli con la violenza delle armi. Provocando angoscia, sofferenze, morti, disumane devastazioni. Va fermato – subito, con decisione – questo ritorno all’indietro della storia e della civiltà – è il monito -. Opporsi oggi a questa deriva di scontri e di conflitti comporta dei prezzi; potrebbe provocare dei costi alle economie dei Paesi che vi si oppongono ma questi sarebbero di gran lunga inferiori a quelli che si pagherebbero se quella deriva non venisse fermata adesso», ha avvertito.

Da ultimo, il tema della parità. «In Italia – ha detto ancora il presidente della Repubblica – le giovani donne investono di più dei loro coetanei maschi in formazione. Il tasso di conseguimento della laurea evidenzia un risultato nettamente migliore delle studentesse: 42,7% tra le donne, 29,2% tra gli uomini. Le donne, le nostre giovani donne, sono una risorsa preziosa. Ma se allarghiamo lo sguardo oltre i nostri confini, scopriamo con rammarico che le donne laureate in Italia sono di dodici punti sotto la media dei Paesi dell’Unione Europea». E le notizie non migliorano sul fronte del lavoro: «L’Italia presenta un basso tasso di occupazione tra le giovani donne sotto i trent’anni: trenta punti sotto la media dei Paesi dell’Unione», ha rilevato Mattarella, secondo cui «scoprire che una mamma italiana su cinque, a due anni dalla nascita del figlio, decide di lasciare il lavoro è una sconfitta per tutta la società italiana, alle prese peraltro con un grave declino demografico. Lo Stato, le istituzioni centrali e quelle delle autonomie devono impegnarsi su questo versante», ha aggiunto.

La strada indicata dal capo dello Stato è quella di sviluppare «una rete di Welfare efficiente e capillare, capace di rimuovere il più possibile dalle spalle delle donne il peso per l’assistenza familiare ai figli e agli anziani». Rimuovendo, quindi, gli ostacoli concreti che «scoraggiano e tengono lontane le giovani donne dai percorsi di formazione. Perché formazione professionale, studio, specializzazione, aumento della cultura, rappresentano una leva fondamentale per trovare occupazione e per uscire da una condizione di marginalità e di subalternità. Le giovani donne rappresentano un grande potenziale di crescita economica, sociale, civile – la tesi di Mattarella -. È un diritto costituzionale delle nostre concittadine poter partecipare allo sviluppo del nostro Paese in modo pieno ed efficace. La Repubblica non può sopportare che questo diritto venga meno per una parte così importante della propria società», ha asserito.

8 marzo 2022