Ucraini al confine con la Moldavia, in fuga dal freddo dell’inverno
La testimonianza del vicario generale di Chisinau Lodeserto raccolta dal Sir: «File di macchine incolonnate. È il clima a dettare le regole della guerra e questo fa paura»
«File di macchine incolonnate» al confine tra Ucraina e Moldavia. A bordo, persone in fuga dai territori a sud del Paese sotto attacco. A parlane all’Agenzia Sir è il vicario generale della diocesi di Chisinau, in Moldavia, Cesare Lodeserto, che parla anche di un «allarme interruzione di energia elettrica» che circola da ieri, 29 novembre, in Moldavia, «a motivo di un imminente attacco massiccio che la Russia sta organizzando nei confronti dell’Ucraina alle centrali elettriche, con le relative conseguenze sul nostro Paese». L’inverno, insomma, «è un problema per tutti e preoccupa. Abbiamo un aumento di persone che vengono a chiedere aiuto e si tratta soprattutto di anziani che lasciano il Paese a motivo del freddo. Ormai – prosegue – le regole sono motivate dal clima. Il clima detta le regole della guerra e della vita quotidiana. L’obiettivo per tutti è superare l’inverno».
Se è vero che la Moldavia è stata fin dall’inizio della guerra il punto di riferimento per gli ucraini in fuga dalle regioni meridionali del Paese, è anche vero che quello di questi giorni è uno spostamento che ha modalità diverse da quelle delle fasi iniziali, con molte persone che cercano rifugio presso parenti e amici. «Siamo destinatari di una migrazione circolare – spiega ancora il sacerdote al Sir -. Gente che si muove, arriva e torna indietro e poi riparte. Va e viene. Non è un esodo statico o incerto. Chi si muove sa esattamente dove andare. Non è più il flusso che abbiamo visto a febbraio quando è scoppiata la guerra. Ora le persone sanno dove andare perché in questi mesi si sono abituate a questo tipo di transito». Ma anche a Chisinau le temperature sono scese a sotto zero e ad aumentare la preoccupazione c’è l’allarme bombardamento alle centrali elettriche ucraine.
La Moldavia, insomma, «si sente coinvolta nella guerra perché ne sta pagando le conseguenze», rileva Lodeserto. Le risorse economiche stanno finendo a causa delle bollette del gas «elevatissime, perché aumenta il costo dell’energia elettrica così come il costo dei beni essenziali – riferisce citando un recentissimo studio -. Questo aumento dei prezzi è dovuto anche al fatto che l’approvvigionamento arriva non più dall’Est ma dai Paesi occidentali che hanno un costo non più gestibile. La gente è quindi consapevole di andare incontro ad uno stato di povertà che fa paura. Ed è consapevole che tutto questo è una conseguenza della guerra». In questa situazione, la Chiesa resta vicino alla popolazione, soprattutto ai più vulnerabili. «Sappiamo che a queste persone dobbiamo dare delle risposte di carità – le parole del vicario generale al Sir -. È calata di molto l’assistenza che veniva data dai grandi organismi internazionali che non ci sono più sul campo. Manca quindi una risposta immediata di aiuto e la gente qui ha bisogno di pane, pasta, verdura. Quello che ci chiedono sono i beni necessari per andare avanti nella quotidianità». A tentare di dare una risposta, la “Mensa di Papa Francesco” dove ogni giorno vengono distribuiti pacchi a 600 persone. Ma «la povertà è più veloce della politica», avverte il sacerdote.
30 novembre 2022

