Sant’Efrem il Siro: l’omaggio dell’università del Papa

Benedetta dal patriarca di Antiochia Younan la statua nel cortile antistante alla Lateranense, dello scultore Naman. De Donatis: nella sua ricerca, «teologia e poesia»

Per la sua capacità di fondere teologia e poesia è conosciuto come “l’arpa dello Spirito”. Per questo la statua che per la prima volta raffigura sant’Efrem il Siro, collocata nel cortile antistante alla Pontificia Università Lateranense, ha la cetra nella mano sinistra e una colomba poggiata sul braccio destro. Nella mano destra anche una pergamena sulla quale è scritto in aramaico «Beato te Pietro che sei diventato la lingua e il capo dei tuoi fratelli». Alta due metri e mezzo, scolpita interamente a mano da un blocco bianco di marmo di Carrara – inizialmente dal peso di otto tonnellate -, la scultura è stata benedetta questa mattina, 19 aprile, dal patriarca di Antiochia dei Siri Ignace Youssef III Younan, che ha definito il santo «il poeta per eccellenza della Madonna».

Realizzata dallo scultore siriano Elias Naman, l’opera è stata commissionata nel 2019 in occasione del centenario della dichiarazione di sant’Efrem il Siro a dottore della Chiesa universale. Fu Papa Benedetto XV a riconoscergli il titolo nell’enciclica “Principi Apostolorum Petro” del 5 ottobre 1920. La pandemia non ha consentito di organizzare la cerimonia contestualmente all’installazione della scultura nel giardino dell’università del Papa, nel luglio 2020, in piena emergenza sanitaria. Particolarità della scultura è quella di essere interattiva: è infatti possibile “pizzicare” con un piccolo plettro di marmo le corde della cetra (anch’esse di marmo) producendone un suono.

Quella di sant’Efrem, diacono vissuto all’epoca dell’Imperatore Costantino, è una figura che ha «sempre affascinato» il cardinale vicario Angelo De Donatis, Gran Cancelliere dell’Università. «Mi ha sempre colpito la specificità della sua ricerca dove si incontrano teologia e poesia – ha detto -. Faceva teologia in forma poetica. La poesia, infatti, gli permetteva di approfondire la riflessione teologica attraverso immagini e nello stesso tempo la sua teologia diventa musica». Per  il prefetto del dicastero per le Chiese orientali Claudio Gugerotti, ​la benedizione della statua di sant’Efrem vuole «anzitutto porre rimedio a un’ingiustizia storica che ha segnato profondamente la teologia occidentale: quella di considerare oriente cristiano esclusivamente la voce della Chiesa bizantina». Dall’arcivescovo anche la preghiera «per le Chiese che nacquero dal mondo religioso di sant’Efrem e che sono state colpite nella loro storia da persecuzioni e da eventi avversi, perché, anche se ora più piccole e tormentate, esse restano le testimoni viventi di quella esperienza religiosa. Preghiamo perché si sentano sostenute dai cristiani d’occidente».

Tre anni fa la proposta di installare la scultura nei giardini della Pontificia Università Lateranense era stata avanzata dal cardinale Leonardo Sandri, all’epoca dei fatti prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, che questa mattina ha partecipato alla cerimonia. Suggerimento accolto monsignor Flaviano Rami Al-Kabalan, visitatore apostolico dei Siri in Europa, procuratore del Patriarcato di Antiochia dei Siri presso la Santa Sede, che si è occupato di organizzare le celebrazioni per il centenario della dichiarazione di sant’Efrem il Siro a dottore della Chiesa. «È stato un segno perché l’ateneo non aveva nessun legame specifico con l’oriente – ha detto il rettore Vincenzo Buonomo -. L’arrivo della statua ha coinciso inoltre con la partenza della specializzazione in teologia interconfessionale che vede anche la presenza di un docente orientale». Per Simona Baldassarre, assessore regionale alla Cultura, «bisogna difendere e tutela la cultura religiosa perché unisce, è intergenerazionale». Ha inoltre ricordato i cristiani perseguitati in oriente. «È inaccettabile – ha detto – che nel 2023 si debba ancora morire per la propria fede».

Quella di sant’Efrem è, per lo scultore Naman, una figura «attuale e contemporanea. Ha dovuto affrontare la guerra come quella che si combatte nella mia Siria e ha vissuto la condizione di “profugo” in un’altra città proprio ciò che stanno drammaticamente vivendo i miei connazionali siriani», ha ricordato.

19 aprile 2023