Don Giuseppe Frigiola: «Una vita con il profumo dell’eternità»

Celebrate da De Donatis le esequie del sacerdote scomparso l’11 febbraio. 77 anni, è stato parroco di Santa Chiara dal 2004 al 2022 e prima ancora di Santa Francesca Romana (1988-2004). «Aveva la risata del fanciullo, la premura di un padre e la dolcezza di un nonno»

Oltre cinquant’anni al servizio delle sue parrocchie con il vincastro del buon pastore. Ieri pomeriggio, 13 febbraio, la basilica di San Giovanni in Laterano ha salutato per l’ultima volta con grande commozione don Giuseppe Frigiola. «Una vita piena di speranza con il profumo dell’eternità nello spirito delle beatitudini», sono le parole del cardinale vicario Angelo De Donatis, che ha presieduto i funerali alla presenza della famiglia del sacerdote e dei tanti fedeli che ha conosciuto, seguito e accompagnato nell’arco della sua attività pastorale.

Don Giuseppe, canonico del Capitolo lateranense dal 2022, aveva settantasette anni ed è scomparso lo scorso 11 febbraio, giorno della Madonna di Lourdes. È stato parroco della parrocchia di Santa Chiara dal 2004 al 2022; prima, aveva guidato la parrocchia di Santa Francesca Romana dal 1988 al 2004, dopo essere stato vice parroco a San Luca Evangelista dal 1978 al 1988.

«È una celebrazione che ci coglie impreparati – ha esordito il porporato durante l’omelia -. Sembra quasi che nell’aria ci sia una frase interrotta, un capitolo della sua vita che poteva ancora andare avanti». Quindi ha parlato delle Beatitudini come «un grande mosaico all’interno del quale si possono cogliere alcuni tratti della vita di don Giuseppe», che ha accompagnato e tenuto insieme tutte le sue comunità come un vero pastore. «Vorrei sottolineare il noi delle Beatitudini – ha detto de Donatis -. Le beatitudini si esprimono al plurale, Il Vangelo passa attraverso un noi. E il noi di don Giuseppe ha avuto origine dalla sua famiglia in Puglia, la sua prima palestra di comunità. Lì ha imparato la comunione fraterna».

Il porporato ha sottolineato come Frigiola abbia sempre condiviso pienamente il ministero sacerdotale con i suoi collaboratori, facendo gioco di squadra e accogliendo i doni presenti in ciascuno. «Con la sua presenza discreta era sempre pronto a salutare e accogliere tutti – ha raccontato il cardinale -. Aveva la risata del fanciullo, la premura di un padre e la dolcezza di un nonno. Don Giuseppe era un mite, una persona umile con la quale era difficilissimo litigare, un parroco presentissimo con grandi slanci profetici e pastorali – ha aggiunto -. Conosceva tutti i parrocchiani per nome, sapeva in quale strada del quartiere abitavano e la data della loro comunione e cresima».

De Donatis ha ricordato anche come don Giuseppe abbia sempre avuto un grande rispetto per il Papa, per il cardinale vicario e per i vescovi. «Pensando al monte delle Beatitudini, chiediamo con il suo aiuto per scalare il monte della vita, per essere cristiani che non si accontentano di mediocri mezze misure ma che vogliono essere appassionati della santità», sono ancora le sue parole.

Anche per don Andrea Manto, l’attuale parroco di Santa Chiara, la scomparsa del sacerdote è arrivata del tutto inaspettatamente. «Don Giuseppe era un vero buon pastore. Un pastore generoso e attento alle persone. Si poneva sempre con molto affetto e disponibilità. Tutti hanno il ricordo della sua simpatia, del suo sorriso buono e della sua attenzione personale ai fedeli – ha continuato -. In questo modo faceva sentire tutti vicini e accolti nella grande famiglia della comunità parrocchiale». Un’attenzione che non è mancata nemmeno durante la pandemia. «È stato esemplare nella gestione del Covid. Ha rinsaldato i vincoli di comunione, tenendo sempre viva la comunità parrocchiale».

Rimarcando l’eredità spirituale che Frigiola lascia a tutta la comunità diocesana, il cardinale vicario ha concluso la sua omelia sottolineando come la beatitudine «Beati i miti, perché erediteranno la terra», sia quella che più si addice alla sua vita.

14 febbraio 2024