“Agape”, un «ospedale da campo» per la periferia
Nato nella parrocchia di Sant’Eligio, il consultorio accoglie richieste da altri quartieri e da fuori diocesi Al centro, i problemi dei ragazzi e le dipendenze
Un consultorio di ispirazione cristiana nell’estrema periferia est di Roma, al Villaggio Prenestino, che nasce nella parrocchia di Sant’Eligio dove il parroco, padre Dario Frattini, dice subito: «Basta stare qui un po’ di tempo per capire che serve. Ce lo chiede Papa Francesco quando parla di una Chiesa in uscita, un “ospedale da campo”. Le parrocchie devono essere presenti sul territorio per dare risposte adeguate ai bisogni della periferia». E di bisogni ce ne sono tanti, come è emerso in questi primi due anni di attività del Consultorio familiare Agape.
«Ora abbiamo circa quaranta persone a settimana che vengono a chiedere il nostro aiuto», dice Danila Pompilio, che al mattino insegna religione a scuola ma il resto del tempo coordina, come consulente familiare, quasi venti volontari che dal lunedì al sabato prestano la loro opera gratuitamente per aiutare un territorio dove le famiglie sono in crisi e le dipendenze crescono. Ma non è sempre stato così. «Quando abbiamo iniziato era più che altro un centro di ascolto, le persone venivano per problemi relazionali o per solitudine», ricorda. Era il periodo immediatamente successivo all’inizio della pandemia, che ha messo in grave crisi la salute mentale di tante persone. «La situazione – dice ancora Pompilio – è poi peggiorata: alcol, abuso di sostanze, ludopatia, famiglie che vengono perché indebitate a causa della dipendenza di un figlio, un marito, una moglie». Ma anche tanta gestione dei conflitti, adolescenti con attacchi di panico, cattive relazioni.
«È la mancanza del ruolo quella che gli adolescenti soffrono di più: se non trovano a casa il genitore o a scuola un educatore, cercheranno altrove, magari in contesti sbagliati», spiega Palma Enrica Pietrini, per 42 anni educatrice e ora al fianco del gruppo che prova a sopperire ad una situazione difficile, complicata dall’assenza delle istituzioni. «Noi dovremmo servire il territorio parrocchiale, che corrisponde al Villaggio Prenestino – dice ancora Danila -, ma vengono da Castelverde, Ponte di Nona, persino da fuori diocesi». Per fortuna, oltre a chi chiede aiuto, si è allargato anche il numero dei volontari: «Ci sono persone che vengono ad aiutarci da altri quartieri come Montesacro o Nomentano».
Per ora gli spazi della parrocchia sono limitati, i soldi sono pochi e la burocrazia per i permessi è lunga. Ma non ci si ferma, specie con gli adolescenti. «Molti di loro concepiscono la relazione come il togliere la libertà al partner», dichiara Chiara Monaco, psicoterapeuta. «Hanno l’incapacità di separarsi e creano rapporti di dipendenza affettiva molto pericolosi, specie le donne – spiega -. Anzi ne abbiamo visti tanti di rapporti di dipendenza, non solo tra le giovanissime, purtroppo». Aiutare a vivere le relazioni e gli affetti in modo liberante è l’antidoto. A questo si aggiungono i casi di dipendenza da sostanze o da alcol. «Ne ho “agganciati” otto in due anni», dice Marco Alfonsi, infermiere esperto di dipendenze che lavora da vent’anni nei Sert dell’Asl Roma 2. Il suo ruolo è «portare le persone che chiedono aiuto qui nelle strutture specializzate della Asl per curarle».
Agape fa parte di una rete nazionale di oltre 200 realtà riunite nella Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana.
21 marzo 2024

