La testimonianza dei martiri, «grande segno di speranza»

A San Bartolomeo all’Isola la veglia in ricordo di quanti negli ultimi anni hanno dato la vita per il Vangelo. Il cardinale Farrell: «Avevano nel cuore la pace e per questo, con la loro morte, hanno fermato la spirale della violenza»

Quattro croci, una per ogni continente, portate in processione lungo la navata centrale della basilica di San Bartolomeo all’isola Tiberina. Accompagnate da quattro palme, due candelabri e dalla musica del coro. Come segno di pace, in virtù della testimonianza di chi ha perso la vita seguendo fino all’ultimo il Vangelo. «I cristiani perseguitati ci mostrano in ogni tempo che nulla è superiore al legame con Cristo. Nei martiri vediamo che la comunione con Gesù è ben più preziosa della vita terrena, dei legami famigliari, di tutto!». Con queste parole il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, ha guidato la veglia di preghiera in ricordo di coloro che in questi ultimi anni hanno dato la vita per la causa del Regno di Dio, che si è tenuta ieri, 26 marzo, nella basilica di San Bartolomeo, santuario dei “Nuovi martiri e testimoni della fede” del XX e XXI secolo. Un incontro ecumenico, organizzato in occasione della trentaduesima Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, promossa domenica scorsa, 24 marzo, da Missio, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana.

Durante la veglia, animata da intenzioni di preghiera e da canti, sono risuonati i nomi di fratel Leonardo Grasso e don Roberto Malgesini, di 51 anni, uccisi mentre soccorrevano i poveri. Il nome di Kashif Masih, padre di tre figli, ucciso il sabato precedente la Domenica delle Palme 2023 a Peshawar in Pakistan. Il nome di monsignor David O’ Connell, vescovo ausiliare di Los Angeles, ucciso il 18 febbraio 2023, “pacificatore” vicino ai poveri e agli immigrati. Il nome di Na’aman Danlami, seminarista di 25 anni, ucciso nell’incendio appiccato nella sua parrocchia di Saint Raphael da ignoti banditi, la sera del 7 settembre 2023. Questi alcuni dei tanti martiri, le cui storie sono state evocate durante la veglia, continente per continente. Vicende di religiose e religiosi, laici e pastori: i missionari censiti dall’agenzia Fides. Ma anche di ortodossi, anglicani ed evangelici, in quell’ecumenismo del sangue richiamato più volte da Papa Francesco.

A tutti loro ha fatto riferimento Farrell nella sua omelia, sottolineando come «la testimonianza del sangue» che i martiri rendono a Cristo sia «una voce profetica potente e un grande segno di speranza perché il Regno di Dio continuerà a diffondersi». Anzi, ha continuato il cardinale, «grazie ai martiri sarà ancora più riconosciuto e amato». Il porporato, inoltre, citando sant’Agostino, ha ribadito l’importanza di guardare a loro «come intercessori, come avvocati», soprattutto per chiedere il dono della pace. «Assistiamo oggi a tante manifestazioni di violenza nel mondo, eppure pochi si adoperano per la pace. In pochi cuori abita il desiderio della pace – ha sottolineato ancora -. I martiri avevano nel cuore la pace e per questo, con la loro morte, hanno fermato la spirale della violenza. Nonostante abbiano vissuto in situazioni di tensione e conflitto, non hanno mai alimentato il risentimento e gli odi reciproci». Contrapposizioni che, secondo Farrell, nascono inizialmente all’interno delle nostre anime. «Le polarizzazioni che affliggono la società iniziano nel nostro cuore», ha spiegato. Il primo passo da fare, perciò, «è superare le polarizzazioni che abbiamo dentro di noi e cercare la pace con le persone a noi vicine». Perché «sarebbe una vistosa contraddizione chiedere alle nazioni quella pace che noi stessi non vogliamo vivere nell’esistenza quotidiana».

In una società dove prevalgono il non senso e lo smarrimento esistenziale, ha concluso il porporato, «i nostri fratelli martiri ci ricordano che esiste un senso “alto” della vita, qualcosa per cui vale la pena vivere e di morire. Qualcosa di assoluto che ci supera e che vale più di ogni ricerca momentanea ed effimera di benessere. Questo bene assoluto, questo amore dal quale mai dobbiamo separarci è Gesù». Una strada indicata anche dalle parole, in apertura della veglia, di monsignor Riccardo Lamba, già vescovo ausiliare di Roma e dal 23 febbraio scorso arcivescovo eletto di Udine. «In questo mondo colpito dalle guerre, come cristiani abbiamo due armi: la potenza del Vangelo e della Croce di Cristo e la potenza della preghiera».

27 marzo 2024