Il Sinodo, occasione per «rinnovare l’autocoscienza del popolo di Dio»

Alla vigilia della seconda sessione dell’assemblea sinodale sulla sinodalità, il teologo Piero Coda fa il punto su novità e obiettivi. «Si tratta di rivoltare come un calzino la vita ecclesiale»

A che punto siamo del cammino sinodale? Cosa ci si può aspettare dalla prossima assemblea che si aprirà ufficialmente il 2 ottobre? L’abbiamo chiesto a uno degli esperti teologi che avranno il compito di assistere i padri sinodali, monsignor Piero Coda, professore di Ontologia trinitaria all’Istituto Universitario Sophia e segretario generale della Commissione teologica internazionale. «Siamo in un momento cruciale perché, dopo la prima fase della consultazione che ha coinvolto il popolo di Dio e il discernimento della prima sessione, ora inizia la seconda che è un momento di verifica: fare il punto del discernimento per rilanciare tutto nella terza fase, quella della recezione nelle Chiese locali. Un momento estremamente importante con lo scambio di esperienze tra le Chiese locali che permetterà di consegnare al Santo Padre i risultati perché possa verificare come mettere in atto questa terza fase, implementando quanto emergerà».

Una delle novità dell’assemblea di quest’anno sono i forum teologico-pastorali. Di cosa si tratta e a cosa serviranno?
I forum sono pensati per essere al servizio della recezione delle linee tracciate nell’Instrumentum Laboris e dibattute nella seconda sessione, che richiederanno l’impegno delle Chiese locali per essere assunte in modo creativo rispetto al contesto. Una riflessione alla luce del Concilio Vaticano II e del Sinodo su quale sia l’apporto specifico della Chiesa e per offrire punti di riferimento precisi.

Altra novità è la veglia penitenziale presieduta dal Papa martedì 1° ottobre, alla vigilia dell’apertura dei lavori: qual è il suo significato?
Quello di partire con il piede giusto in questa nuova tappa dell’evangelizzazione. In un momento di “sinodalizzazione”, di rinnovato annuncio del Vangelo, significa farsi carico con sincerità degli errori della comunità ecclesiale, sia nella mancata apertura alle fasce più deboli che per quei meccanismi di vita che non sono stati conformi al Vangelo e al rispetto dei più fragili.

C’è una grande attenzione da parte delle Chiese sorelle al punto che il Papa ha permesso di aumentare a 16 il numero di delegati fraterni. È prevista anche una veglia ecumenica l’11 ottobre. Che prospettiva c’è in chiave ecumenica?
Una prospettiva qualificante ed estremamente promettente di fronte a un Sinodo della Chiesa cattolica su come essere Chiesa sinodale. Diverse Chiese, in modo conforme alle rispettive tradizioni, seguono vie specifiche per realizzare la sinodalità. È una dimensione costitutiva delle Chiese ortodosse ma è molto profilata anche nelle Chiese riformate. Questa tappa nuova della Chiesa cattolica interessa molto e sarà importante lo scambio di esperienze. L’ecumenismo, che per certi aspetti sembra in una fase “invernale”, grazie al cammino sinodale, felice intuizione di Papa Francesco, riceverà un nuovo slancio, per certi versi inaspettato, con la speranza che si possano raggiungere obiettivi insperati.

È stato ripetuto spesso che il Sinodo non è un’assemblea parlamentare; ma non c’è il rischio che i contenuti rimangano un po’ nebulosi e di conseguenza poco concreti?
Assolutamente no. È un’impressione priva di fondamento. Non c’è nulla di più concreto di un rinnovamento dell’autocoscienza del popolo di Dio, della riflessione sulle modalità di vita e di missione della Chiesa, di come va la Chiesa sinodale. Si attiva un dinamismo di trasformazione quanto mai concreto. Non si tratta di toccare subito singoli temi ma di rivoltare come un calzino la vita ecclesiale per giungere a una concretizzazione che si lascia alla creatività e all’immaginazione delle Chiese locali. Non c’è nulla di più trasformante di quanto viene messo in moto dal processo sinodale.

30 settembre 2024