Associazione Peter Pan, da 30 anni “casa” per i piccoli malati e le loro famiglie

Il “compleanno” in Campidoglio, con la Medaglia del presidente della Repubblica. Aiutate 900 famiglie, con 388mila giornate di accoglienza. Coinvolti 1.380 volontari

Per un attimo Teresa è indecisa. Non sa se parlarne. Ma il desiderio di testimoniare è più forte anche della voce strozzata. È convinta. Lo ripete più di una volta. Suo figlio, Kevin, è stato aiutato «da qualcuno lassù». E la prova ce l’ha in mano. «Il giorno stesso in cui ci siamo accorti di una “pallina” sulla sua schiena – racconta a RomaSette -, che poi abbiamo scoperto essere un tumore, trovai questo scapolare della Madonna del Carmelo in una borsa che mi avevano regalato». Come sia finito lì dentro? «Non ne ho idea», risponde, accarezzandolo.

Oggi Kevin è guarito. «Non si è buttato mai giù. Soffriva in silenzio. È stato lui la mia forza», continua a raccontare Teresa, mentre suo marito Natale è accanto a lei e nel frattempo la Sala della Protomoteca in Campidoglio comincia a riempirsi per festeggiare i trent’anni dell’associazione Peter Pan, l’organizzazione di volontariato che accoglie e supporta i bambini che si spostano a Roma per le cure oncologiche. Le celebrazioni si sono svolte ieri, 18 novembre, con una ciliegina sulla torta: il conferimento della Medaglia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Peter Pan, grazie al sogno diventato realtà delle fondatrici Marisa Barracano Fasanelli e Gianna Leo, si impegna dal 1994 a garantire non solo un alloggio, ma anche sostegno psicologico e burocratico, navette solidali per gli spostamenti, riabilitazione, assistenza sanitaria a domicilio, scuola, laboratori, pet therapy, visite guidate, feste e animazione. Se Kevin è riuscito ad affrontare il suo percorso, è anche grazie a loro. «Per noi che veniamo da Rossano, in Calabria – aggiunge Teresa -, l’associazione è stata una casa al di fuori di casa. Una realtà che ci ha aiutato in tutti i sensi. Non devi preoccuparti di niente. Le fondatrici sono donne e mamme che hanno passato il tuo stesso dolore e i volontari sono di una disponibilità incredibile e di una grande dolcezza e sensibilità».

Anche per Maila, originaria di Olbia, in Sardegna, Peter Pan è «casa». Non trova altre parole. Ci è tornata qualche mese fa, a gennaio. «Mi sono emozionata tantissimo a rivedere il portone verde e a varcare l’ingresso – racconta a RomaSette -. Per quanto sia totalmente cambiata, l’ho vista con gli stessi occhi di una bambina». Aveva due anni quando è stata ospitata. Un mese dopo ne avrebbe compiuti tre. «Ho festeggiato lì sia il mio compleanno, sia Natale. Mi ricordo che c’erano una montagna di giocattoli e di regali. Ed erano tutti per me. Le emozioni negative si sono trasformate in positive. Mi sono sentita subito accolta. Hanno permesso alla mia famiglia di starmi accanto. Ci hanno dato la possibilità di rimanere uniti».

Oggi ha ventitré anni e quel tumore al rene non c’è più. «Ho molti bei ricordi. Le cene che facevamo tutti insieme. I miei che parlavano con gli altri genitori e noi bambini che giocavamo spensierati». Anche se, aggiunge, «molti di loro non ce l’hanno fatta purtroppo, però li porto nel cuore». E poi il «pianoforte posizionato subito dopo l’ingresso e gli ovetti Kinder che andavo a “rubare”, tutt’ora i miei cioccolatini preferiti».

Storie che raccontano a pieno la missione di Peter Pan. «Non offriamo solo un posto dove stare – spiega il presidente Roberto Mainiero – ma un’accoglienza a trecentosessanta gradi». Com’è cambiata l’associazione in trent’anni? «È cresciuta tanto – aggiunge -. Ora abbiamo aperto anche alla ricerca». Di prossimi sogni ce ne sono tanti. «Abbiamo intenzione di aumentare la nostra accoglienza. Stare accanto alle famiglie non è facile. I nostri volontari seguono un percorso di formazione. Hanno un tutoraggio nei primi mesi di attività per curare le persone nel miglior modo possibile».

E i numeri lo dimostrano. In questi anni sono state aiutate 900 famiglie con 388mila giornate di accoglienza, di cui 59mila dedicate direttamente a bambini e ragazzi. Una storia di solidarietà che attraversa tutta l’Italia, ma va anche oltre: l’80% degli utenti è arrivato da 18 regioni italiane, mentre il 20% da 38 Paesi in tutto il mondo. Tutto questo è stato possibile grazie alle energie donate da 1.380 volontari.

«Siete motivo d’orgoglio e un punto di riferimento per Roma», ha detto Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, sport, turismo e moda di Roma Capitale. Perché, ha sottolineato Tiziano Onesti, presidente dell’ospedale Bambino Gesù, «la malattia non si combatte solo con i farmaci». In un Paese in cui, dati alla mano, più di tre bambini al giorno sono colpiti da tumori. Ma c’è una buona notizia: l’80% per cento di loro oggi guarisce.

19 novembre 2024