Dal Senato via libera al decreto flussi

Approvato con 99 sì, 65 no, 1 astenuto, diventa legge. Tra le novità, un nuovo elenco dei Paesi “sicuri”. Le ong: ostacola la presenza delle navi umanitarie e criminalizza i soccorsi

L’Aula di Palazzo Madama ha approvato con 99 sì, 65 no, 1 astenuto il decreto sui flussi migratori, già licenziato dalla Camera il 27 novembre, che diventa così legge. Tra le novità, un nuovo elenco dei Paesi “sicuri”, come Bangladesh, Egitto e Marocco; la secretazione dei contratti pubblici relativi a fornitura di mezzi e materiali per il controllo delle frontiere e delle attività di soccorso in mare; la competenza sulla convalida del trattenimento dei richiedenti asilo alle Corti d’Appello e non più ai Tribunali specializzati.

Affidata a una nota congiunta la reazione delle organizzazioni impegnate in attività di ricerca e soccorso: Emergency, Mediterranea Saving Humans, Msf, Open Arms, Resq, Sea-Watch, Sos Humanity, Sos Mediterranée. «Il vero obiettivo del provvedimento – scrivono – non è la gestione dei soccorsi in mare ma limitare e ostacolare la presenza delle navi umanitarie e arrivare a un piano di definitivo abbandono del Mediterraneo e di criminalizzazione del soccorso in mare».

Non solo. Nel provvedimento si parla ancora di sanzioni – «sia con fermi amministrativi sia con multe fino a 10mila euro, fino ad arrivare alla possibilità di confisca», sempre «in modo discriminatorio», contro gli aerei delle ong impegnati in missioni di monitoraggio, «che hanno contribuito in modo cruciale al soccorso di imbarcazioni in difficoltà e hanno documentato gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani». Tra queste, omissioni nel soccorso, ritardi ingiustificati negli interventi e la facilitazione dei respingimenti forzati a seguito di intercettazioni violente. Secondo le ong, questa normativa mira a «indebolire il dovere giuridico di segnalare la presenza di imbarcazioni in difficoltà». E «si teme che si stia tentando di trasformare questi stessi aerei in strumenti al servizio del sistema di intercettazione marittima della Guardia costiera libica».

Nello stesso tempo, rimarcano le organizzazioni, «si inaspriscono ancora di più le misure punitive per le navi delle ong Sar previste nel decreto Piantedosi. Anzitutto, nonostante la durata del primo fermo amministrativo della nave possa ora essere modulata tra 10 e 20 giorni in base alla gravità della violazione, viene comunque prescritta l’interdizione alla navigazione in attesa dell’adozione dell’ordinanza prefettizia. Questo, di fatto, aggiunge ulteriori giorni di inattività per la nave, senza possibilità di impugnazione – proseguono -. Inoltre, una reiterazione della violazione avvenuta fino ai 5 anni precedenti fa scattare l’inasprimento delle misure sanzionatorie, non solo se la reiterazione avviene da parte dello stesso comandante, ma anche da parte della stesso proprietario della nave o dello stesso armatore».

La norma, insomma, è «peggiorativa della situazione attuale». È capitato «più volte» infatti, riferiscono, «che le navi delle ong venissero fermate in base a false dichiarazioni della Guardia costiera libica senza nemmeno verificare tutte le registrazioni di conversazioni e scambi di e-mail e messaggi radio portati dalle stesse ong. In secondo luogo – aggiungono -, estendere la reiterazione al proprietario della nave o all’armatore rende più severo l’effetto delle sanzioni, perché sulle navi ong un comandante tende a cambiare più spesso rispetto all’armatore o al proprietario della nave. A questo si aggiunge che il decreto riduce i termini per presentare ricorso ai fermi imposti alle navi ong, stabiliti dal decreto Piantedosi».

Per le organizzazioni firmatarie, «sembra che lo scopo sia quello di rendere la vita impossibile a chi salva vite umane e testimonia le violazioni del diritto internazionale che avvengono quotidianamente nel Mediterraneo centrale». Proprio per questo, parlano di «un’altra legge dannosa, propagandistica e disumana, oltreché palesemente illegittima. Il governo infatti continua a provare ad aggirare il diritto internazionale tramite leggi ordinarie, decreti, regolamenti e prassi amministrative, tentando di infliggere nel breve periodo il più grave danno possibile a chi attraversa il mare e a chi soccorre. Quello che ci aspettiamo – concludono – è un aumento di morti in mare ma ancora una volta questo decreto non fermerà la solidarietà di chi come noi, prova davvero a fare qualcosa per mitigare la sofferenza altrui».

4 dicembre 2024