L’ultimo omaggio di Roma al vescovo Brambilla

Gennaio 2012, su Roma Sette la Messa in suffragio celebrata dal cardinale Vallini. Il messaggio di Benedetto XVI

Con il sorriso sempre acceso: così tutti ricordano il compianto monsignor Armando Brambilla, vescovo ausiliare di Roma, deceduto improvvisamente lo scorso 24 dicembre in Lombardia, la terra delle sue origini, dove si era recato per festeggiare il Natale. Un sorriso che si accompagnava a un lavoro instancabile, come ricorda anche Benedetto XVI in un messaggio letto dal cardinale Vallini martedì scorso, nella Messa in suffragio del presule presieduta nella basilica lateranense.

«Ricordo, con animo grato al Signore, il generoso ministero sacerdotale ed episcopale svolto con grande zelo – scrive il Pontefice – dal compianto presule dapprima nella scuola e in parrocchia e poi quale vescovo ausiliare dell’Urbe con particolare impegno nella pastorale degli operatori sanitari e dei malati». Di quel sorriso ha parlato anche il cardinale, rivolgendosi alle centinaia di sacerdoti, ai moltissimi parroci, ai vescovi, alle suore e ai cappellani ospedalieri riuniti nella cattedrale dove monsignor Brambilla fu consacrato vescovo il 7 maggio 1994 dall’allora cardinale vicario Camillo Ruini.

Il porporato ha delineato i tratti di un uomo che, a dispetto delle prove e dei dolori «che la vita non gli ha risparmiato», ha trovato consolazione nella fede. La luce e la grazia dello Spirito «lo hanno sempre confortato e illuminato, e lo hanno avvicinato con grande sensibilità pastorale particolarmente al mondo dei malati per dare loro, a sua volta, consolazione e speranza. A cominciare dal suo volto, sempre sereno e sorridente». Il 21 gennaio monsignor Brambilla avrebbe compiuto 70 anni e la sua agenda per il 2012 era già fitta di impegni.

«Alla parrocchia di Santa Maria della fiducia, nel quartiere Finocchio, era praticamente di casa – racconta suor Lucilla Zini – e a gennaio avrebbe dovuto conferire la cresima ai ragazzi del catechismo». La suora ospedaliera ricorda poi «la carezza paterna data a tutti i pazienti» della «Madonna del Divino Amore», una casa di cura che sorge su via Casilina, e l’incoraggiamento che il presule aveva dato, solo pochi giorni prima, alle sue consorelle, alle quali chiedeva «di essere affabili e di avere un sorriso per tutti. Sempre». Anche fra Luis Huarachi, cappellano all’ospedale Fatebenefratelli, ricorda monsignor Brambilla «vicino ai pazienti, preoccupato per la formazione dei cappellani. Mi ha incoraggiato in questa missione di accompagnare i malati – ricorda –. Per me è stato un padre vicino e gioioso, un pastore e un fratello nella fede».

Promotore del Premio Buon Samaritano che ha assegnato in tanti anni riconoscimenti a chi si è prodigato per il bene degli altri, fosse stato ancora qui il vescovo avrebbe sposato le parole di Benedetto XVI che nel Messaggio per la Giornata mondiale del malato, pubblicato proprio nella mattinata della Messa in suo suffragio, ricorda come i sofferenti trovino nella fede «un’ancora sicura», sottolineando che «chi crede non è mai solo». Molti impegni, dunque, e molti incarichi di responsabilità per monsignor Brambilla, l’ultimo dei quali, dal 2009, quello di vescovo incaricato ad interim del Centro diocesano peer la cooperazione missionaria e direttore dell’Ufficio diocesano delle Pontificie Opere missionarie.

Don Michele Caiafa, da tre anni suo collaboratore in questo settore, ricorda come tra i sacerdoti si scherzasse sulla grande disponibilità di monsignor Brambilla: «Davanti alla sua porta – riferisce – o era un lacrimatoio oppure un ufficio di collocamento». Di lui, continua, «conservo tre immagini: il sorriso, gli occhi pieni di luce e un’umanità dirompente, che gli ha consentito di parlare in modo credibile di Gesù. Avendo fatto esperienza della sofferenza, è stato capace di comprenderla, cioè farla sua, per viverla accanto alla persona in difficoltà, senza mai delegare». Pensando all’oggi, «ciò che mi manca – ammette infine don Caiafa – è il saluto del mattino, quel “buongiorno fratello caro!”. E quel suo inconfondibile sorriso. (di Mariaelena Finessi)

8 gennaio 2012