L’omaggio del Campidoglio a Francesco
La commemorazione, a una settimana dalla morte. Il sindaco Gualtieri ricorda la visita del giugno 2024. «Ha voluto davvero bene ai romani e amava profondamente Roma. Continueremo a fare il possibile per rispondere alle sue aspettative»
Entrando nell’Aula Giulio Cesare, gli occhi si soffermano sulla targa svelata il 10 giugno 2024, in occasione della seconda visita di Papa Francesco in Campidoglio. C’è scritto: «A Sua Santità Francesco, successore di Pietro e vescovo di Roma, promotore di cura della casa comune e testimone di fraternità universale». Guardandola tornano alla mente tante istantanee di quel giorno, come quella di Bergoglio affacciato dal Tabularium con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Mancavano poco più di sei mesi all’inizio del Giubileo della Speranza e il Papa incitò l’amministrazione affinché la Capitale continuasse «a manifestare il suo volto accogliente, ospitale, generoso, nobile».

A una settimana dalla morte del vescovo di Roma, l’assemblea capitolina lo ha commemorato all’inizio della seduta di questa mattina, 28 aprile. «Dobbiamo fare tesoro di quelle parole e, ora più che mai, cercheremo di esserne all’altezza – ha dichiarato Gualtieri -. Proprio come ci ha chiesto, vogliamo che questa città aperta e universale rappresenti un grande laboratorio di “ecologia integrale” e svolga quel ruolo globale di grande faro per la pace che la sua lunga storia le assegna: un impegno che oggi ci vedrà ancora più uniti, concentrati e coerenti. Sarà l’ennesimo grande dono a Roma di quello che è stato e resterà per sempre un uomo straordinario».

Il primo cittadino, definendo il pontefice «uno straordinario punto di riferimento etico e spirituale», ha ricordato alcuni dei suoi «doni estremamente preziosi», come la «serenità con la quale ha affrontato la malattia». È stato «un eccezionale esempio di dignità, di generosità e rispetto per la vita», un ultimo insegnamento che «resterà patrimonio di questa città». Facendo riferimento anche agli incontri privati, Gualtieri ha affermato che Francesco «ha voluto davvero bene ai romani, per primi a quelli più fragili» e «amava profondamente» Roma, tanto da chiedere agli amministratori «di renderla migliore, di agire sul suo corpo, soprattutto di risanare le sue tante ferite e porre rimedio alle sue tante ingiustizie. Continueremo a fare tutto il possibile per rispondere alle sue aspettative», ha assicurato il primo cittadino.

Un impegno che si concretizzerà agendo su due fronti: portando a compimento sia i cantieri materiali sia quelli «immateriali, quei “segni concreti di speranza”, a cui ci ha chiamato il Papa attraverso questo appuntamento universale. Una spinta fondamentale ad agire, ciascuno secondo il proprio ruolo, per promuovere l’inclusione, la fratellanza e la pace e riuscire a raggiungere la coscienza di tutti», ha concluso Gualtieri.

Per la presidente dell’assemblea capitolina Svetlana Celli, Papa Francesco è stato per i romani «una guida, una voce limpida nel buio, un faro di umanità e di speranza. Ci lascia valori forti, scolpiti nel nome della pace, della giustizia sociale, della cura del creato. È stato un riferimento per Roma, anche con la sua costante attenzione per le nostre periferie; per i detenuti, con la sua ultima visita nel carcere di Regina Coeli, verso chi soffre e chi vive ai margini. Con la sua voce autorevole – ha concluso – ci ha incoraggiato a tenerci per mano e ad avere braccia aperte: verso i poveri, i pellegrini, i migranti, i malati, i carcerati, gli esclusi. Oggi più che mai dobbiamo fare nostro il suo insegnamento».

Bergoglio aveva già varcato la soglia del Palazzo Senatorio, cuore amministrativo-istituzionale dell’Urbe, il 26 marzo 2019, quando ammonì che Roma doveva essere «città dei ponti, mai dei muri» e che non si dovevano temere «la bontà e la carità», offrendo al contempo la disponibilità della Santa Sede a «collaborare sempre più e meglio per il bene della Città, al servizio di tutti». All’epoca il sindaco era Virginia Raggi, la quale annunciò l’intitolazione della Sala della Piccola Protomoteca all’Enciclica Laudato si’. Prendendo la parola, Raggi, oggi consigliere di opposizione, ha rimarcato che Francesco «ha lasciato in ciascuno di noi, credenti e non credenti, un segno potente. La sua forza è stata la capacità di parlare a tutti con parole molto semplici lanciando dei messaggi universali di amore, solidarietà e di cura della Casa comune».

Sul colle capitolino il pontefice era salito anche il 20 ottobre 2020, in piena pandemia, per partecipare all’incontro interreligioso per la pace nello spirito di Assisi promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in piazza del Campidoglio, all’ombra del Marco Aurelio. Proprio sulla sua capacità di dialogo, anche ecumenico, si sono soffermati altri consiglieri comunali i quali hanno anche ringraziato il personale di Roma Capitale per «l’impegno e la dedizione» profusi nei giorni dell’omaggio dei fedeli e dei funerali del Papa.
28 aprile 2025

