Riqualificato l’archivio di Santa Maria ai Monti
L’inaugurazione con il parroco Pesce, il responsabile Camminati e Rocciolo, direttore dell’Archivio storico diocesano. Esposta anche la bolla di Giovanni XXIII che istituiva il titolo cardinalizio
La bolla pontificia con cui il 25 marzo del 1960 san Giovanni XXIII istituì il titolo cardinalizio della chiesa di Santa Maria ai Monti. La preghiera del voto pronunciato alla Madonna nel 1941. La matrice calcografica in rame raffigurante il “vero ritratto” dell’icona, risalente al XVIII secolo. Le fotografie della visita pastorale di San Giovanni Paolo II dell’8 marzo 1987. Una raccolta di lettere inviate nel XX secolo da devoti di san Benedetto Giuseppe Labre. Questi alcuni dei più importanti documenti riportati alla luce grazie alla riqualificazione dell’archivio storico parrocchiale di Santa Maria ai Monti.
L’inaugurazione si è tenuta ieri pomeriggio, 22 maggio, alla presenza di monsignor Francesco Pesce, responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, del lavoro e cura del Creato oltre che parroco della chiesa. Presenti anche Domenico Rocciolo, direttore dell’Archivio storico del Vicariato di Roma, e Alessio Camminati, responsabile dell’archivio, che ha curato personalmente la riqualificazione. Un lavoro durato sei mesi che è stato reso possibile grazie a numerose donazioni. «A ottobre – ha raccontato Camminati – ci siamo resi conto che era necessario intervenire per tutelare questo grande patrimonio. Le condizioni non erano positive. La ruggine, l’umidità, la polvere e la luce stavano danneggiando i volumi. Restituiscono tutti un’identità viva della parrocchia, del rione Monti, della città e dei romani».
Ad aprire l’inaugurazione, le parole di Pesce. «L’archivio è un luogo che ha funzioni amministrative, giuridiche e pastorali – ha ricordato -. Ma è in primis una memoria storica, religiosa e civile. Per noi cristiani non è un museo, ma qualcosa di vivo, che verrà sempre arricchito da nuove storie. Sono certo – ha aggiunto – che i semi che abbiamo gettato porteranno frutti in abbondanza, perché nell’archivio sono custodite parole e immagini che contribuiscono alla salvezza». Il sacerdote, infine, ha espresso la sua gratitudine verso i laici e i religiosi che hanno scritto la storia della parrocchia, sottolineando che la memoria cristiana si lega alla «riconoscenza» e diventa in questo modo «preghiera».
Sulla stessa scia Rocciolo, secondo cui l’archivio non deve essere inteso come «un luogo dove si sedimenta la polvere» ma come un posto da cui «esce la luce di Dio». Secondo il direttore dell’Archivio storico, «i documenti del passato servono a progredire sulla via della fede» e «non trasmettono solo la memoria della Chiesa, ma aiutano a mantenere vivo il senso della tradizione, che altrimenti andrebbe perduta».
Da pochi giorni, l’archivio si è arricchito con un nuovissimo documento. È la benedizione apostolica impartita «di cuore» alla chiesa da Papa Leone XIV.
23 maggio 2025

