Corpus Domini: la preghiera di Roma con il suo vescovo
Giovani, governanti di tutta Italia arrivati per il loro Giubileo, religiosi e religiose, romani e turisti. In tanti si sono stretti attorno a Papa Leone per partecipare alla Messa sul sagrato della basilica lateranense e poi alla processione eucaristica. «Oggi affideremo al Signore tutti i conflitti»
Antonio e Carmen stanno aspettando insieme il Papa. L’emozione, dicono, supera anche il caldo. Erano vicini anche il giorno dell’elezione. Si trovavano in piazza san Pietro al momento della fumata bianca. Anche per questo motivo hanno deciso di partecipare alla Messa con il pontefice sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, nella solennità del Corpus Domini. Adesso potranno finalmente vederlo più da vicino. Alla gioia, però, si aggiunge la preoccupazione per la situazione internazionale. Hanno 28 e 27 anni. «Siamo molto preoccupati e spaventati. La nostra è la prima generazione che non avrebbe mai messo in conto la possibilità di una guerra così vicina. È una follia, è assurdo – dicono -. Oggi affideremo al Signore tutti i conflitti e la sofferenza delle popolazioni più in difficoltà. Pregando insieme al Papa, speriamo di poter contribuire al desiderio di ogni popolo di vivere in pace».
Antonio e Carmen fanno parte dei Movimenti ignaziani giovanili. Hanno da poco finito l’esperienza degli Evo (gli esercizi spirituali nella vita ordinaria) e si stanno preparando per il cammino di sant’Ignazio, durante il quale ripercorreranno i luoghi più importanti della vita del fondatore dei Gesuiti. «Come giovani, ci ha toccato molto il continuo richiamo del Papa alla pace – aggiungono -. Ci sentiamo chiamati a un impegno più concreto nella nostra quotidianità e a essere quindi cattolici nei luoghi che frequentiamo tutti i giorni, proprio per annunciare quanto più possibile questo messaggio di pace alle persone che incontriamo sulla nostra strada».
Manca poco meno di un’ora all’inizio della celebrazione. Intorno a loro, la piazza sembra quasi un enorme tappeto di ombrelli colorati. Una delle poche difese contro l’afa romana di questi giorni, insieme alle bottiglie d’acqua che i volontari continuano a distribuire. Tante anche le fasce tricolori dei governanti di tutta Italia arrivati per il loro Giubileo. Tra di loro, c’è Carmen Di Benedetto, consigliere comunale di Montano Antilia, in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento. Prima della Messa, è andata a visitare il Pontificio Santuario della Scala Santa. «Anche nel nostro borgo abbiamo una piccola Scala Santa – racconta -. L’abbiamo riprodotta in scala ridotta. C’è grande devozione da parte di tutti». Ma i legami con Roma non finiscono qui. «Il nostro patrono è san Sebastiano, mentre il nostro protettore è san Montano – aggiunge -. Secondo la tradizione, ci difese dai bombardamenti della guerra facendo calare la nebbia. In questo modo il paese non fu visto. A lui affidiamo le nostre preghiere per la pace in un momento così drammatico».
A completare il quadro della piazza, anche tanti religiosi. Suor Mirta è una carmelitana missionaria. È argentina, la sua città natale è Mar De Plata. È arrivata a Roma venticinque anni fa, durante il Giubileo del 2000. Ma è la prima volta che partecipa alla celebrazione del Corpus Domini in piazza san Giovanni in Laterano. È entrata in un clima di raccoglimento già parecchi minuti prima dell’arrivo del Papa. «Gesù pane vivo, che possiamo ricevere tutti i giorni, è il centro che ci dà la forza – sottolinea -. Partecipare a questa Messa significa dire di sì a Cristo che ha dato la vita e ha deciso di rimanere con noi nel pane». Una consapevolezza che suor Mirta si porta nel cuore quotidianamente nel suo servizio nella scuola Mater Carmeli a Monteverde. «Attualmente ci stiamo occupando dei bambini del Centro estivo e ci stiamo preparando per accogliere tanti ragazzi e ragazze che verranno per il Giubileo dei giovani dall’Argentina e dalla Spagna».
Alla fine della celebrazione, un fiume di persone ha attraversato via Merulana per la processione guidata dal Papa verso Santa Maria Maggiore. Le autorità parlano di circa 20mila persone, nei vari momenti del pomeriggio. Francesco non si aspettava di incontrare così tante persone. Ha 28 anni, è originario della Sicilia, ma vive a Roma da anni. «È una grande emozione vedere che ancora in molti si ricordano che Cristo con il suo sacrificio ha salvato tutti noi e continua a donarsi per l’umanità».
22 giugno 2025

