Sette nuovi diaconi, Reina: «Speranza per la città»
L’ordinazione a San Giovanni in Laterano. Tre provengono dal Seminario Maggiore, 4 dal Redemptoris Mater. Il cardinale: «La vocazione è una resa alla volontà di Dio, in totale libertà»
Arrendersi a Dio: una resa gioiosa, fatta di servizio e missione. È ciò a cui siamo chiamati noi cristiani, nell’abbracciare il progetto del Signore e rispondere “eccomi” alla sua chiamata. Lo ha affermato il cardinale vicario della diocesi di Roma Baldo Reina, nella Messa per l’ordinazione di sette nuovi diaconi, celebrata sabato 11 ottobre nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Il versetto evangelico «Vedendo le folle ne sentì compassione» (Mt 9,36) ha accompagnato l’ordinazione diaconale dei seminaristi Jos Emmanuel Nleme Sabate, Cristian Sguazzino e Giovanni Emanuele Nunziante Salazar, del Seminario Romano Maggiore, e di Antonino Ordine, Daniele Riscica, Giorgio Larosa e Guglielmo Lapenna, del Redemptoris Mater, ai quali il cardinale ha espresso la «gratitudine di tutta la diocesi e della Chiesa, oggi in festa» per «il vostro eccomi, il vostro coraggio. Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di vedere nella nostra amata città di Roma dei cristiani, e quindi anche dei sacerdoti e futuri tali, con la gioia nel volto, quotidianamente».
In celebrazioni come ha spiegato il porporato ai molti fedeli che hanno riempito la navata centrale della basilica, «siamo tutti protagonisti di una storia che parte da lontano», da quando il Signore scelse l’umanità con il suo amore. «Il Signore, infatti, ci ha illuminati e consacrati prima ancora che fossimo nati e così da sempre ha scelto per il suo progetto questi sette giovani, di cui abbiamo sentito i nomi e che hanno risposto a quella chiamata». Per Reina, infatti, rispondere alla vocazione significa «accogliere e non rallentare, come invece spesso noi cristiani facciamo con i nostri difetti e peccati, l’opera di Dio. Un’opera – ha specificato – che comunque non possiamo fermare perché Egli conosce prima di noi ciò che è e sarà la vita di ognuno». Inoltre proprio il servizio diaconale, nello specifico, «prima ancora di essere un servizio alla Chiesa, prima ancora di essere una servizio ai fratelli, è una resa a Dio, poiché ci si arrende, ma in totale libertà, alla Sua volontà».
Rivolgendosi direttamente – e singolarmente – a ognuno dei sette nuovi diaconi, il cardinale ha poi ricordato loro che «la Chiesa, dopo questa ordinazione, non vi vuole caricare di dover fare per forza cose straordinarie, ma semplicemente realizzare ciò che Dio ha pensato per voi», in una sorta di ordinaria straordinarietà, e quindi, soprattutto, ha affidato ai giovani seminaristi il compito «di amare i fratelli, di servire le comunità e servire i poveri lì dove sarete chiamati a svolgere il vostro ministero, facendo tutto ciò con compassione, tenerezza, amorevolezza e affabilità». Compiti che hanno come presupposto fondamentale quello dell’incontro. «I Vangeli – ha detto ancora il vicario – sono pieni di incontri, nei quali possiamo notare che ogni persona che incrocia il cammino di Gesù è per lui preziosa, unica», e allo stesso modo «i nuovi diaconi» devono cominciare l’arduo compito di «pascere il gregge in modo generoso e disinteressato, non per vile interesse».
Di qui, nella logica del prezioso incontro con l’altro, Reina ha posto l’accento sulla città di Roma e sull’esempio che i sette nuovi diaconi devono dare alla comunità: «La nostra città ha bisogno di consacrati, sacerdoti, diaconi, seminaristi, suore con i volti contenti, felici, gioiosi di aver scelto Dio e di volerlo servire con animo grato. Una gioia contagiosa che ci fa dire – ha concluso il cardinale vicario – che come Chiesa di Roma guardiamo a voi e al vostro cammino con speranza».
13 ottobre 2025

