Il Rosario dei bambini con il Papa, «per abbracciare tutti i continenti»
Nei Giardini vaticani la XXI edizione dell’iniziativa promossa da Aiuto alla Chiesa che soffre. I piccoli di parrocchie, scuole e associazioni, per lo più romane, accompagnati da 400 adulti. «Le preghiere devono sempre accompagnarsi con gesti d’amore»
«Grazie Gesù. Donaci la pace». Unendo la propria voce a quella di Papa Leone XIV, oltre settecento bambini lo hanno gridato a pieni polmoni ieri sera, giovedì 1° ottobre, durante la preghiera del Rosario per la pace nei Giardini vaticani, davanti alla riproduzione della Grotta di Lourdes. Appartenenti a parrocchie, scuole, associazioni, prevalentemente romane, erano accompagnati da quattrocento adulti tra genitori, insegnanti, catechisti, sacerdoti e religiose. Insieme a Leone, hanno inaugurato il mese dedicato in modo particolare alla devozione alla Vergine e dato il via alla settimana mondiale di preghiera “Un milione di bambini recita il Rosario”, promossa da ventun anni dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). «Un milione! – ha riflettuto il Pontefice -. Pensate: cinquanta milioni di “Ave Maria” che salgono in Cielo da tutte le parti e in tutte le lingue della terra chiedendo la pace, e che si uniscono come in un’unica, grandissima corona del Rosario, per abbracciare e stringere tra loro tutti i continenti, le razze, le nazioni del pianeta».
Quest’anno, per la prima volta, l’iniziativa si estende all’intera settimana, dall’1 al 7 ottobre, memoria liturgica della Beata Vergine Maria del Rosario, per consentire a diocesi, parrocchie, scuole, comunità e famiglie dei diversi continenti di individuare il giorno più adatto alle proprie esigenze pastorali per rimanere unite nella stessa intenzione di preghiera per l’unità e la pace. La campagna si ispira al messaggio rivelato dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà».

Al suo arrivo, Leone è stato accolto da un fragoroso applauso mentre un bambino gli ha consegnato un mazzo di fiori. Insieme lo hanno poi deposto sull’altare nella Grotta donata nel 1902 a Papa Leone XIII dall’allora vescovo di Tarbes. Nel suo saluto iniziale, caratterizzato da un dialogo con i più piccoli, Prevost ha invitato a fare in modo che la preghiera si traduca in vita quotidiana, a impegnarsi «anche a essere buoni» e a comportarsi bene in ogni contesto, «a casa, a scuola, al catechismo, con i genitori», durante il gioco e lo sport. Perché le preghiere – ha detto – devono sempre accompagnarsi con le opere buone, con i gesti d’amore. E così cresce la pace!». Durante la recita del Rosario, «una preghiera semplice, che tutti possono recitare», sono stati contemplati i misteri luminosi e letti brani delle Scritture in cui Gesù «ha portato luce e pace a tante persone – ha spiegato il vescovo di Roma -. Momenti in cui ci ha fatto dei doni meravigliosi, da non dimenticare».
Si è quindi pregato in italiano, arabo, urdu, tedesco e spagnolo. In modo particolare si è chiesta l’intercessione di Maria per la pace in Ucraina, in Terra Santa, in Libano e in Siria, per la libertà e la concordia in Pakistan, per l’unità in Sud Sudan e per la speranza a Cuba e in Venezuela. Ogni decina è stata introdotta da brevi video testimonianze di bambini provenienti da queste terre martoriate dove «la situazione è difficile e ci sono molti bombardamenti», come ha raccontato il piccolo Ali dal Libano. «Lingue e distanze diverse ma unica speranza: che la paura e l’odio non abbiano l’ultima parola», ha affermato il cardinale Kurt Koch, prefetto del dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani e presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che soffre.
Prima dell’arrivo del Papa, attraverso il gioco, l’animazione musicale del Coro Kisi e della Banda Shalom, e la narrazione della storia di santa Bernadette Soubirous, è stato spiegato ai bambini cosa è e come si recita il Rosario. «A me lo ha insegnato la nonna», dice Sara, 9 anni, dell’istituto paritario Sacro Cuore delle Maestre Pie Venerini a Monte Mario. La sua compagna di scuola Elena è «felice» di partecipare al momento di preghiera durante il quale ha «imparato soprattutto che non importa come siamo e da dove veniamo. Insieme possiamo essere felici». Maria e Raffaele, della parrocchia di San Pietro Apostolo a Grotte di Castro, in provincia di Viterbo, ritengono «importante riunirsi per pregare per i bambini che vivono in contesti di guerra e per la pace nel mondo».
2 ottobre 2026

