La denuncia del patriarca: «L’Occidente ha armato chiunque contro Assad. Lamentarsi ora della violenza dell’Isis è ipocrita. Dialogo difficile con l’Islam». Più di un milione di rifugiati iraniani in Giordania
«I politici occidentali hanno fatto di tutto per sostenere la cosiddetta “opposizione ad Assad”. Armando chiunque. Senza domandarsi chi avrebbe colmato quel vuoto di potere. Senza preoccuparsi di capire veramente la situazione. Ora lamentarsi della violenza dell’Isis è ipocrita». L’accusa, molto forte, è pronunciata senza livore ma con grande amarezza da Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, patriarca di Antiochia dei Siri, a Roma per il Sinodo e interpellato da Roma Sette sulla situazione dei cristiani in Siria.
A poche ore dal rilascio del francescano Hanna Jallouf, rapito insieme a una ventina di fedeli nella notte fra domenica e lunedì dal villaggio siriano di Knayeh, l’accusa del patriarca non lascia spazio a equivoci: «In Siria – spiega – è in corso una guerra civile confessionale che si svolge principalmente fra sunniti e alawiti, ma in cui le minoranze come quella cristiana finiscono per pagare il prezzo più alto». Nel raccontare di monasteri e chiese distrutte e migliaia di persone costrette a scappare di notte dalle proprie case, Sua Beatitudine non nasconde l’incertezza per il futuro dell’intera regione, che descrive come «in mano a terroristi e jihadisti, fuori controllo».
«Il punto – dice ancora – è che fra gruppi armati di diverse fazioni, qaedisti e militanti di Isis le minoranze soccombono, abbandonate da tutti, anche dall’esercito curdo dei peshmerga, che non è più in grado di proteggerle». Alla domanda se non sia ancora possibile un confronto con le milizie islamiche Youssif III Younan risponde lentamente, come cercando le parole giuste: «Ovviamente noi patriarchi delle Chiese d’Oriente puntiamo al dialogo – dice – ma quando, di recente, il grand mufti saudita ha detto che “l’Isis è nemico dell’islam» ha detto che lo è solo «perché sta uccidendo dei musulmani, non perché ha ucciso migliaia di innocenti, una posizione che non aiuta il confronto».
Il quadro tratteggiato dal patriarca mostra più di un milione di rifugiati cristiani iraniani riparati in Giordania, un vero e proprio esodo di cristiani siriani in Kurdistan, muezzin che richiamano i loro fedeli salmodiando dalle chiese cristiane occupate, villaggi e città abbandonate con le porte delle case dei cristiani segnate con la «N» di «nazareni». «Di recente sono stato in Iraq per visitare i cristiani sfollati da Musul – ricorda – e la domanda che mi veniva posta più frequentemente, soprattutto dalle donne, era: “Patriarca, quando torneremo a casa?”. Allora non ho saputo rispondere e oggi credo che ci vorrà molto, molto tempo. Incredibile – osserva Youssif III Younan – è che solo ora, dopo le decapitazioni dei giornalisti americani e inglesi, i governi occidentali sembrano essersi accorti che esiste l’Isis. Un nome – aggiunge non senza ironia – che suona molto bene nei telegiornali, quasi fosse la marca di un profumo femminile, una sigla di cui tutti parlano come di qualcosa di nuovo, mentre questi gruppi si preparavano da tempo, armati da molti, dentro ma soprattutto fuori dalla Siria».
A tutti i cristiani d’Oriente e d’Occidente e soprattutto ai cristiani di Roma il patriarca chiede di pregare la Vergine «perché protegga i suoi figli e ci porti la pace, di cui Lei solo è regina».
13 ottobre 2014

