Repubblica Democratica del Congo, “no” dei vescovi a Kabila
Dopo gli scontri a Kinshasa la Conferenza episcopale sospende la partecipazione al dialogo nazionale. E condanna la violenza
Dopo due giornate di scontri a Kinshasa la Conferenza episcopale sospende la partecipazione al dialogo nazionale e condanna la violenza, «da qualsiasi parte provenga»
«Il sangue dei nostri fratelli e sorelle innocenti versato per il rispetto della Costituzione ci interpella. Costituisce per noi un segno dei tempi». Dopo due giornate di scontri a Kinshasa, il 19 e il 20 settembre, i vescovi congolesi sospendono la loro partecipazione al dialogo nazionale, interrotto per 48 ore, condizionando il ritorno al tavolo negoziale all’esclusione dell’attuale presidente Joseph Kabila dalle prossime elezioni, «che dovranno essere organizzate al più presto».
Proprio per «rispetto» nei confronti di quanti sono morti in difesa del testo costituzionale e «in uno slancio di soldiarietà con le famiglie provate e con l’intero popolo congolese», si legge in una nota della Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco), i vescovi ritengono saggio «sospendere la partecipazione al dialogo nazionale in segno di lutto e per ricercare un consenso allargato». Ancora, condannano con forza la violenza «da qualsiasi parte provenga» e ricordano a tutti i congolesi «che non sono nemici ma fratelli, compatrioti di uno Stato che devono costruire insieme e non distruggere».
La Conferenza episcopale pone delle precise condizioni per la ripresa della partecipazione al dialogo nazionale. I presuli chiedono la firma di un accordo che escluda dalla prossima elezione presidenziale l’attuale presidente della Repubblica Joseph Kabila e che stabilisca la data delle consultazioni, «da organizzare prima possibile». Intanto,in una giornata di calma apparente, si fa la conta dei danni: il bilancio provvisiorio è di almeno 20 morti tra poliziotti e dimostranti. Diversi gli edifici saccheggiati.
22 settembre 2016

