Restauro della tomba di Cristo, contributo personale del presidente palestinese

Mahmud Abbas: «È un simbolo nazionale e religioso per il popolo. Abbiamo il dovere di prendercene cura». I lavori iniziati lo scorso 8 maggio

Mahmud Abbas: «È un simbolo nazionale e religioso per tutto il popolo. Abbiamo il dovere di prendercene cura». I lavori iniziati lo scorso 8 maggio
Sono cominciati lo scorso 8 maggio i lavori di restauro dell’Edicola del Santo Sepolcro, cuore pulsante della Terra Santa. Da lunedì 17 ottobre però ai fondi già stanziati per il progetto di riqualificazione, sostenuto da Chiesa cattolica, Chiesa greco-ortodossa e Chiesa armena apostolica, si aggiunge il «contributo personale» offerto dal presidente palestinese Mahmud Abbas, a margine della visita resagli a Ramallah dai rappresentanti delle Chiese che amministrano il Santo Sepolcro. Oltre 3 milioni di dollari il costo totale del progetto.

«La basilica del Santo Sepolcro – le parole del presidente palestinese – è un simbolo nazionale e religioso per il popolo palestinese. Abbiamo il dovere di prendercene cura, di proteggerlo e di contribuire al suo restauro. Così abbiamo deciso di offrire un contributo personale al restauro in corso della Tomba di Cristo». Della delegazione ricevuta a Ramallah facevano parte, tra gli altri, il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Theophilos III, il patriarca armeno apostolico di Gerusalemme Nourhan Manougian e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa.

Nell’aprile scorso anche il re di Giordania Abdallah II aveva già fatto pervenire sottoforma di «beneficienza reale» una consistente donazione personale a favore del progetto. La Custodia francescana di Terra Santa, attraverso i suoi canali ufficiali, fornisce periodicamente gli aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori.

19 ottobre 2016