“Bambino Gesù”: sui disturbi alimentari serve diagnosi precoce
Nella VI Giornata nazionale del fiocchetto lilla, gli esperti rispondono in diretta Facebook alle domande dei genitori. «L’età abbassata fino agli 8/9 anni»
Nella VI Giornata nazionale del fiocchetto lilla, gli esperti rispondono in diretta Facebook alle domande dei genitori. «L’età abbassata fino agli 8/9 anni»
«Non so cosa fare. Non assaggia niente. Non sembra proprio interessato al cibo. Questo non riesco a farglielo mangiare…». Alla vigilia della VI Giornata nazionale del fiocchetto lilla, che si celebra il 15 marzo, gli esperti del Bambino Gesù puntano i riflettori sui primi segnali a cui le famiglie dovrebbero prestare la dovuta attenzione, ma senza allarmismi. «Frasi come queste – spiegano – fanno parte dell’esperienza di molti genitori. In molti casi si tratta di problemi che si risolvono spontaneamente, ma in alcuni tendono a protrarsi nel tempo e a trasformarsi in veri e propri disturbi».
I disturbi alimentari, in particolare l’anoressia nervosa, sono sempre più diffusi e l’esordio è sempre più precoce: negli ultimi anni si è registrato un abbassamento dell’età fino agli 8/9 anni. Ciò, evidenziano dal Bambino Gesù, è verosimilmente dovuto sia all’abbassamento dell’età puberale nelle bambine che al sempre più diffuso impiego dei social network che facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili. «Per la loro complessità, si tratta di disturbi che richiedono la maggiore collaborazione possibile tra figure professionali con differenti specializzazioni»: psichiatri, pediatri, psicologi, dietisti, specialisti in medicina interna e così via. Sia l’anoressia che la bulimia «possono essere causa di complicanze mediche gravi se non trattate tempestivamente e adeguatamente».
L’incidenza dell’anoressia nervosa è stimata essere di almeno 8 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra gli uomini. In un anno si stimano almeno 12 nuovi casi di bulimia nervosa per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100mila persone tra gli uomini. Le forme più gravi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l’1,5% delle donne. Ad essi si aggiunge il disturbo dell’alimentazione evitante/restrittivo (Arfid), più recente, che come la bulimia e l’anoressia può causare complicanze, anche gravi, se non trattato precocemente.
Nell’ambito delle patologie psichiatriche i disturbi alimentari, mettono in guardia gli esperti del Bambino Gesù, sono quelli che presentano il più alto indice di mortalità; in particolare, nel caso dell’anoressia nervosa il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso. Si tratta di un rischio che impegna i professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza «a una diagnosi precoce e a un intervento terapeutico corretto, centrato non solo sul comportamento alimentare ma anche sul disagio emotivo sottostante il sintomo, sulla sofferenza familiare». Tutti aspetti il cui trattamento può richiedere tempi diversi e prevede interventi in combinazioni variabili: psicofarmacologici, nutrizionali, psicoterapeutici individuali o di gruppo, di terapia familiare. Fondamentale, anzi, «imprescindibile», affermano i medici, «l’impegno e la costanza dei genitori nel seguire la terapia».
Per rispondere ai dubbi e alle domande di mamme e papa, gli esperti del Bambino Gesù hanno organizzato per domani, 15 marzo, una diretta Facebook, dalle 15 alle 15.30, dedicata proprio ai disturbi alimentari in età evolutiva. Per interagire col professor Stefano Vicari e la dottoressa Valeria Zanna – rispettivamente responsabile dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile e referente psichiatra per i disturbi alimentari dell’Ospedale – basterà connettersi al profilo facebook https://www.facebook.com/ospedalebambinogesu/.
14 marzo 2017

